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    October 28

    IL MARE un universo fantastico

    I miei manuali - oceani e terre polari

     IL MARE - un universo fantastico

    Niente foto, ma solo illustrazioni colorate per trasformare in un cartone animato la bellezza dei mari. Spiegato in modo semplicissimo, questo manuale è adatto soprattutto ai bambini. L’impaginazione grafica è schematica, in alto a sinistra compare sempre un’illustrazione più grande che sotto viene spiegata, come un’ampia didascalia. Rispetto agli altri libri per ragazzi ha in più la citazione di moltissimi antenati delle attuali creature marine. Ottima anche la parte sull’inquinamento, ma poco enfatizzata la gravità dello sfruttamento. Molto affascinante. (Marina.celta)

    GENERE: Manuale illustrato per ragazzi - LETTURA: progressiva; pagina per pagina - TITOLO: Il mare - SOTTOTITOLO: un universo fantastico - AUTORI: C. Lazier - EDITORE: Larus (1998) - RILEGATURA: Copertina rigida - DIMENSIONI: cm 20X24,5, pgg 126 - ISBN: 9788859960027 - REPERIBILITA’: Al momento lo hanno solo alcuni negozi online. Prezzo al pubblico: euro 13,00.

    October 14

    Il gigante degli oceani: la balenottera azzurra

    Balene

    Una balenottera azzurra (Balenoptera musculus) vista dall'alto

    L’animale più grande del mondo è la balenottera azzurra. La sua stazza è davvero poderosa: pesa dalle 120 alle 150 tonnellate, misura fino a 27 metri di lunghezza nei maschi, 30-33 nelle femmine. La sua lingua pesa quanto un elefante, il suo cuore è grande quanto un’automobile e i suoi fanoni sono lunghi quanto un tavolo. Come tutti i giganti del mare, anche la balenottera azzurra (Balenoptera musculus) è una docile consumatrice di plancton, segno che cacciare prede molto grosse non è affatto determinante per la grandezza di un animale. Abbiamo già notato la stessa cosa nel pesce più grande del mondo, lo squalo balena. Nemmeno lui caccia affatto prede grosse, come fanno, invece, gli altri squali, ma trae nutrimento dal solo plancton. Per questo, lo si vede tranquillamente circondato da moltitudini di pesci ossei, che nuotano al suo fianco per niente timorosi di finire tra le sue fauci.

     

    NONNO ARCHEOCETE

    Si suppone che la balenottera azzurra, come tutti i cetacei, abbia avuto origine sulla terraferma. Il suo antenato comparve 50 milioni di anni fa, si chiamava archeocete e oltre a una forma molto allungata, aveva le narici nasali al posto dello sfiatatoio, mentre la sua bocca era dotata di alcuni molari appuntiti. Le balene, come sappiamo, non hanno denti e questo fa supporre che l’archeocete avesse a sua volta antenati terrestri, a cui i denti servivano per cacciare e masticare, come tutti i predatori che popolano la terraferma. In seguito, per adattarsi alla vita acquatica, lo sfiatatoio ha continuato a svolgere la sua funzione respiratoria, ma i denti sono stati sostituiti da lunghissime setole dure come le nostre unghie, detti fanoni, mentre le zampe si sono appiattite in pinne.

    Lo sfiatatoio ha due cavità che un tempo, nel vecchio antenato, erano state due narici nasali

     

    I SUOI NOMI, I SUOI COLORI

    Ci sono diversi modi per indicare questo gigante degli oceani: il suo nome più comune è balena blu, o balenottera azzurra, perché la sua livrea presenta una tonalità grigio-azzurra sul dorso, visibile se osservata dall’alto. Il ventre della balenottera azzurra, invece, è bianco. Durante il periodo invernale e riproduttivo, la balena blu vive nei pressi dei tropici, dove si nutre sia di plancton, sia alle volte, di piccoli pesci ossei. Quando però fa ritorno la primavera, la balenottera azzurra ritorna presso gli oceani polari, dove esplode la fioritura del plancton, inclusi dei piccoli gamberetti rossi chiamati krill, di cui le balene sono ghiotte. Durante lo stazionamento presso questi oceani più freddi, accade che alcune diatomee si fissano sul ventre bianco delle balenottere azzurre, facendolo diventare di un colore giallognolo. Per questo motivo, qualcuno ha anche chiamato questo cetaceo: balenottera sulfurea.

    Cento solchi golari si espandono come una fisarmonica per farle divorare acqua e cibo

     

    IL NUOTO E LA VITA QUOTIDIANA

    La balenottera azzurra vive al largo di tutti gli oceani, tranne nei punti dove la superficie si congela, perchè ha spesso bisogno di emergere per respirare. E’ un animale prevalentemente solitario, forse perchè la grossa mole costringe il gruppo a muoversi in modo molto distanziato. Le poche volte che questo animale viene avvistato in coppia, può trattarsi di due partner, ma è molto più probabile che si tratti di una madre in viaggio con il suo piccolo. La balenottera azzurra nuota in superficie, perché è qui che la luce solare richiama il plancton di cui si nutre, ma può anche raggiungere una profondità di 300 metri. Per nutrirsi, spalanca la bocca aspirando acqua. La sua bocca è altamente espandibile per la presenza di cento solchi golari e grazie a tutta questa capienza, dopo aver fatto filtrare l’acqua dai fanoni, ogni giorno può trattenere anche quattro tonnellate di cibo! E’ un cetaceo dal nuoto molto veloce; i suoi colpi di coda producono scatti di 35 km/h. A intervalli deve riemergere per respirare e quando lo sfiatatoio viene fuori dall’acqua, produce un’altissima colonna di spruzzi. I comuni mammiferi marini, pinnipedi e sirenidi come lo sono foche, otarie, dugonghi e lamantini, quando riemergono, espirano l’aria e subito si reimmergono, ma i cetacei, prima la espirano e poi ne inspirano dell’altra prima di reimmergersi. La balenottera azzurra, quando s’immerge dopo aver respirato, solleva in aria la coda; un gesto determinante perché non lo fanno tutte quante le altre balene. Quando la balenottera azzurra torna con la testa in acqua, deve ottimizzare le riserve di ossigeno che ha appena rinnovato con la respirazione, per questo il battito cardiaco e la circolazione sanguina rallentano durante le immersioni. Inoltre, i cetacei hanno anche un prezioso tessuto sottocutaneo ricco di mioglobina, che aiuta, appunto, a immagazzinare maggiori quantità di ossigeno e aumentare la durata dell’immersione. Sott’acqua le balene blu danno luogo a lunghi ed intensi richiami con la loro voce, per identificarsi e segnalare la propria presenza; sono richiami rumorosissimi e raggiungono l’intensità di un jet che decolla. Durante la loro traversata devono stare attente a due potentissimi nemici: il primo sono le orche, che le cacciano in branco per mangiarsi la loro lingua. Il secondo, più ignobile e sanguinoso, è l’uomo.

     

    NIENTE CACCIA!

    La balenottera azzurra non si può cacciare. Lo ha deciso la Commissione Baleniera Internazionale per evitarne l’estinzione. Agli inizi, l’attività di caccia alla balena si occupava soltanto di cacciare le balene franche, chiamate così proprio perché “franche” era quasi un sinonimo di “accessibili” e si potevano facilmente raggiungere per il loro nuoto più lento, rispetto a quello di altre balene. Non era la stessa cosa per le balenottere (fra cui anche la balenottera azzurra), dotate di una straordinaria velocità di nuoto, per cui le vecchie navi baleniere non ce la facevano a raggiungerle e catturarle. Purtroppo, alla fine dell’Ottocento, sono stati inventati gli arpioni con esplosivi, capaci di arrivare più lontano e moltissime balenottere sono state catturate in massa, soprattutto per ricavarne olio. Da quando questo preziosissimo animale è divenuto una merce di scambio, lo abbiamo ridotto a una progressiva e devastante diminuzione di esemplari. Per la balenottera azzurra questa situazione si è rivelata parecchio dannosa, perché essendo un animale di grosse dimensioni, la sua presenza in un certo territorio acquatico è molto ridotta, per cui è anche difficile trovare un partner con cui accoppiarsi e riprodursi. A causa della caccia massiccia e di quest’aggravante sull’impossibilità di trovare un partner, oggi sopravvive solo l’1% degli esemplari di questo splendido cetaceo. Per questo la Commissione Baleniera ne ha vietato la caccia, ma non è tutto: il divieto di caccia alla balenottera azzurra, è stato anche di aiuto per regolamentare la caccia agli altri cetacei. Fu stabilito un numero fisso, pari a 2700, che fu chiamato “unità di balenottera azzurra” e poi furono stabilite delle proporzioni. Ad esempio, una balenottera azzurra equivale a 2 balenottere comuni, o a 6 balenottere boreali. Con questi dati, la caccia venne regolamentata secondo quanto segue: ogni anno, il limite massimo cacciabile di balenottere comuni è di 5400 (cioè 2700x2), mentre il limite massimo cacciabile di balenottere boreali è di 16000 (cioè 2700x6). Con questo stesso criterio è stata regolamentata anche la caccia ad altre balene.

     

    BALENOTTERA COMUNE O BALENOTTERA AZZURRA?

    La balenottera azzurra e la balenottera comune sono due specie diverse, eppure, sia osservandole sul campo, sia mediante fotoidentificazione, si corre il rischio di confondere una specie con l’altra. Le dimensioni non sono un dato molto affidabile per distinguerle, poiché esistono esemplari di balenottere azzurre più piccoli, dalle dimensioni simili a quelle di una balenottera comune, ma esistono anche balenottere comuni molto grandi, esattamente quanto una balenottera azzurra. Come possiamo distinguerle? Semplicemente osservando altri tratti corporei. Il più evidente è la testa. Osservata sott’acqua, con i solchi golari rigonfi, la testa di queste due balenottere assume la forma caratteristica di un pallone, ma se invece la osserviamo dall’alto, vedremo che la parte superore della testa presenta una forma triangolare e schiacciata. A questo punto, se il triangolo della testa assume forma a V, si tratta di una balenottera comune; se assume forma a U, si tratta invece di una balenottera azzurra. In secondo luogo, dobbiamo osservare la sequenza d’immersione e captare un certo comportamento: la balenottera azzurra solleva la coda prima di reimmergerla in acqua, mentre la balenottera comune, tendenzialmente, non lo fa. Esiste solo una popolazione di balenottere comuni che solleva la coda prima d’immergerla in acqua e si trova al largo del Messico e nel Mar dei Caraibi. Mentre osserviamo una balenottera che s’inarca in superficie per tornare in acqua, osserviamo anche la pinna dorsale. Non può sfuggirci perché seppure molto piccola, è vicinissima alla pinna caudale. Se stiamo osservando una balenottera azzurra, la pinna dorsale è molto lontana dal capo, si trova a più di due terzi del corpo, inoltre è triangolare e appena accennata. Al contrario, la pinna dorsale di una balenottera comune è più avanzata verso la testa, più sporgente e anche falcata. L’ultimo dato distintivo possiamo osservarlo sul suo volto; si tratta della mascella inferiore destra, che nella balenottera comune è bianca, ma nella balenottera azzurra assume la stessa tonalità grigio-azzurra che è presente nel resto della livrea.

    Vedete la pinna dorsale? Esce appena appena fuori dall'acqua. Come vedete è piccolissima, lontana dalla testa e la forma è quella di un piccolo triangolo, non di una falce

     

    BALENOTTI: PICCOLI ADULTI IN MINIATURA

    L’età in cui una balenottera azzurra è pronta per accoppiarsi è ancora un dato molto controverso: c’è chi dice 5, chi addirittura 25 anni. In effetti, è difficile compiere studi esatti, perchè quando sopraggiunge la stagione fredda e le balenottere azzurre lasciano gli oceani polari per trasferirsi ai tropici, le loro tracce spariscono e non si sa dove vanno a stazionare. Con ogni probabilità smettono di alimentarsi e si sottopongono a lunghi digiuni fino alla primavera successiva, quando fanno ritorno nei mari polari, dove esplode la fioritura del plancton. Ogni due o tre anni fanno ritorno ai luoghi in cui sono nate (si suppone ai tropici) per accopparsi e mettere al mondo il loro balenotto, che è uno per parto e viene alla luce dopo una gestazione di 11 o 12 mesi. Il corteggiamento tra un maschio e una femmina è un preliminare molto lungo, rispetto al momento cruciale in cui arrivano ad accoppiarsi e infatti, può durare anche diverse ore, durante le quali le due balene si strofinano, si mordicchiano, si lanciano richiami, battono le pinne ripetutamente sulla superficie dell’acqua o persino, compiono insieme ampi salti. Quando il piccolo viene al mondo, presenta subito la coda ed è già un piccolo adulto in miniatura, perché ha gli occhi aperti ed è già in grado di nuotare accanto alla sua amorevole mamma. L’allattamento è una fase molto delicata, perché alla nascita è lungo già dai 6,5 agli 8,5 metri, pesa ben 3 tonnellate e ha bisogno di una quantità di latte che lo faccia crescere 85 chili al giorno. Durante i 7 mesi approssimativi in cui dura l’allattamento, il piccolo si avvicina alla cavità genitale della madre ed è lei a spremere il latte in bocca al suo balenotto. Per questa madre, l’allattamento costa un forte dispendio energetico che le fa perdere un terzo del proprio peso corporeo. Per determinare l’età di una balenottera, si misura lo strato di cerume che si accumula nelle sue orecchie; più questo strato è spesso, più anziana è la balenottera. Grazie a questo metodo, oggi sappiamo che una balenottera azzurra vive circa 90 anni. (Marina.celta)

    Visto dall'alto, il capo della balenottera azzurra presenta il muso arrotondato a forma di U

    Regno: Animali
    Phylum: Cordati
    Classe: Mammiferi
    Ordine: Cetacei
    Sottordine: Misticeti
    Famiglia: Balenotteridi
    Genere: Balenottera
    Specie: Balenoptera musculus

    October 03

    Ripuliamo il gyre a nord del Pacifico

    L'angolo delle petizioni

     

    Il più grande ammasso di materia al mondo, è fatto di plastiche non biodegradabili che galleggiano in mezzo all’Oceano Pacifico.

    Tra la California del Sud e le Hawaii, esiste il Gorgo (o gyre) del Pacifico Settentrionale, dove le correnti acquatiche creano un lento vortice in movimento. Queste correnti si sono trascinate in un accumulo di plastica e immondizia negli ultimi cento anni, per la qual ragione si sono guadagnate il titolo di “Grande Macchia d’Immondizia del Pacifico”.

    Soltanto l’accumulo orientale misura più di due volte il Texas e aumenterà sicuramente se non faremo ogni sforzo possibile per ripulire questa sporcizia.

    Non solo rappresenta un pericolo per la vita marina, ma anche per turisti e pescatori. Questi rifiuti di plastica non sono biodegradabili, per cui nel tempo potrebbero anche decomporsi per effetto della luce solare, ma restano pur sempre plastica e rilasciano sostanze chimiche dannose. Spesso vengono scambiati per cibo da animali marini e uccelli portandoli alla morte, ma addirittura potrebbero finire nella catena alimentare.

    Il primo gradino è semplicemente smettere di consumare tanta plastica, che sappiamo resterà qui per così tanto tempo. Proviamo a scegliere prodotti più sicuri come il vetro e a non comprarne se sono plurimpacchetati. Asteniamoci dall’usare sacchetti di plastica nei nostri acquisti presso alimentari e negozi.

    In secondo luogo, dobbiamo tentare ogni sforzo per cominciare a ripulire gli oceani, poiché solo il 20% delle sostanze inquinanti si trova a bordo delle navi. L’altro 80% proviene da terra. Dobbiamo riparare ciò che abbiamo provocato.

    Il Congresso DEVE valutare l’importanza di questa questione. Per favore, chiediamogli di cominciare a ripulire il Pacifico e sbarazzarci delle sostanze chimiche e inquinanti.

     

    Ecco la lettera, così come verrà inviata:

    Noi sottoscritti siamo molto preoccupati per il benessere dei nostri oceani, a causa della contaminazione massiccia che si sta intrappolando in un vortice di correnti. Questi accumuli d’immondizia, consistono per lo più di rifiuti di plastica, che spesso vengono scambiati per cibo da uccelli e animali marini, provocando gravi danni alla catena alimentare.

    La plastica rimarrà qui a lungo, poiché non è biodegradabile. Le stesse particelle resteranno pur sempre plastica e si accumuleranno rilasciando sostanze chimiche dannose.

    Mentre questa macchia cresce, sempre più ne viene trasportata verso i litorali, continuamente ingerita attraverso la catena alimentare, fino ad arrivare all’uomo. Senza accorgercene, queste molecole di plastica possono provocare gravi danni al nostro organismo e distruggere l’habitat di molte creature.

    Particelle plastiche piccolissime quanto lenticchie, stanno fluttuando negli oceani, nei ruscelli, nei canali di scolo e in tutte le altre fonti idriche e provengono tutte dall’esplosione d’inquinamento da plastica. La plastica funziona come una specie di spugna, assorbe agenti chimici pericolosi come il DDT e il PCB, che sono già stati vietati dagli anni settanta, ma mai ripuliti. Queste particelle sono diventate pillole ipersature di veleno.

    Vengono scambiate per uova di pesce da molti animali e si trovano anche nei nostri capelli e nella nostra pelle. Nel tempo, gli effetti di questi agenti chimici saranno problemi neurologici, riproduttivi e di sviluppo, nella vita marina, ma anche nell’uomo.

    Vi chiediamo di adoperarvi subito per iniziare a ripulire queste aree. Sarà un compito difficile e dispendioso, ma potete davvero dare un prezzo alla sopravvivenza dell’umanità e alla salute dell’ecosistema?

    Vi ringraziamo per aver dedicato tempo leggendo ed elaborando considerazioni a riguardo.

    la petizione è stata chiusa, la fonte è qui

    October 02

    Raffaella, Marco, Giampy e Canarry i nuovi vincitori dei miei premi

    Pensieri soggettivi (di Marina.celta)

               

    Ringrazio Banshee e Fiore per il premio che mi hanno conferito. Volevo scusarmi con tutti i miei amici a cui ho consegnato e consegnerò questo premio in ritardo,  ma sto aspettando di poter premiare moltissmi di voi e purtroppo, per consegnare questi riconoscimenti devo dare la precedenza agli amici che conosco da più tempo. Premierò poche persone alla volta perchè i vostri blog meritano veramente di essere visti ed io, semplicemente, agevolerò i miei visitatori nel venire a visitare anche voi. Oggi ho deciso di premiare questi quattro Live Space che mi piacciono molto:

    Liberi tutti  è il blog di Raffaella, un blog animalista che si occupa di animali e di notizie sul fronte dei loro diritti.

    My Music, My Space è il blog di Marco dove si parla di musica, buona musica, ma si possono trovare anche utilissimi consigli patici sulla gestione dei vostri blog.

    Il premio Dardos riconosce i valori che ogni blogger dimostra ogni giorno
    nel suo impegno a trasmettere valori culturali, etici, letterari  e personali.
    In breve mostra la sua creatività in ogni cosa che fà.

    *
    REGOLE:

    *
    1) Accettare e visualizzare l'immagine del premio e far rispettare le regole

    2) Linkare il blog che ti ha premiato

    3) Premiare altri 15 blog ed avvisarli del premio

     

    Divider Images 

     

    Questo invece è il premio creativo, del quale ringrazio Marco e lo do a questi altri due utenti:

    Giampy, per la grafica bellissima e suggestiva ispirata alla saga sulle Cronache di Narnia.

    Canarry, che è un bravissimo fotografo subacqueo e mette tra gli album le sue bellissime opere d'arte.

    REGOLE

    - Si deve assegnare il premio a
    5 blogger(che se lo devono meritare).

    - Si devono avvertire i premiati di venire
    a vedere il blog x ritirare il premio.

    - Scrivete a fianco qual'è il tema x
    cui avete scelto quel blog (se volete).

    - I blogger che ricevono il premio devono
    creare un intervento (dove copiare l'attestato,le regole,
    nominare altri 5 blogger).

    A voi quattro, COMPLIMENTI!

    A tutti gli altri: VISITATELI, mi raccomando! (Marina.celta)