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November 30 Basta televisioni che giustificano i reati degli extracomunitari
Una volta pensavo che fossero solo i governi e la Chiesa ad averci lasciati soli nella lotta contro il crimine a opera di cittadini extracomunitari. I nostri governanti sono troppo presi da provvedimenti inutili e di non prioritaria necessità (basti pensare ai pacs e ai dico), talvolta persino dannosi, come l’indulto, per occuparsi della nostra sicurezza. La Chiesa, dal canto suo, non fa altro che raccomandarsi di concedere a questa gente un’accoglienza dignitosa (e per chi la merita, sono d’accordo) unita a un perdono assolutamente incondizionato, dimenticando che in molti casi, gli extracomunitari potenziali beneficiari di quest’atto di remissione, hanno addirittura compiuto degli omicidi. Tutti ricorderete quella patetica richiesta di perdono avanzata dal parroco, durante i funerali di quella ragazza, uccisa a ombrellate da una donna rumena, per una scaramuccia sulla metropolitana. Tutti ricorderete quando, con giusta ragione, si sollevò il grido di protesta della madre, quel secco “no” a dare prova che questo perdono non sarebbe mai arrivato. Del resto, come darle torto?La Chiesa, ubriacata da questo comandamento dell’amare il prossimo come sé stessi, si è dimenticata che il prossimo siamo anche noi. Noi brava gente (italiana ed extracomunitaria anche) che viviamo nella legalità e nel rispetto, che abbiamo subìto il trauma di rapine nelle nostre stesse case, furti, estorsioni, persino l’omicidio dei nostri cari; anche noi siamo il prossimo! Eppure mai nessuno, di quanti hanno predicato a noi la cultura del perdono, è mai salito su un pulpito per raccomandarsi con questi immigrati dediti all’illegalità, che la nostra ospitalità va meritata e guadagnata. Questo non è il Paradiso, dov’è tutto buono e tutto bello; dove tutti vivono talmente sereni, da fare del perdono una cosa scontata. Questo è un posto dove ci si guadagna il denaro col sudore della fronte e col sacrificio; non c’è da stupirsi se lo si difende e lo si tiene stretto allo stesso modo. Con tutto il rispetto, non credo affatto che in Paradiso ci si guadagni da vivere alle nostre stesse condizioni.La frase che si sente ripetere nei bar, al parrucchiere, in piazza nei raduni della domenica, è sempre la stessa: “Tutta colpa del governo; tutta colpa delle leggi!” Non ci accorgiamo, però, che l’unico barlume di speranza che avevamo per gridare il nostro disagio, sta promuovendo anch’esso questa tendenza alla tolleranza cieca ed ingenua, verso questa gente sfacciata, che si prende la nostra ospitalità e poi ci danneggia. Sto parlando della televisione. La cosa strana è che lo fa in modo velato e subdolo, cercando di dar voce sia a questo squadrone di gente senza scrupoli, sia a noi che ne siamo la controparte. Purtroppo, però, alla fine viene perfettamente fuori da che parte sta. Mio malgrado devo dirlo; questa cultura dimentica dei torti che subiamo, per dirottare l’attenzione su un possibile stato di disagio di sola ed esclusiva pertinenza degli extracomunitari, arriva soprattutto, dai programmi in onda sulle reti Rai. Emittenti che io stimo moltissimo, lo dico sempre, ma purtroppo insensibili a quello che è il nostro modo (quasi pensassimo ormai come alieni) di vedere e concepire la legalità.Vengo agli esempi. Al di là della figura pietosa che hanno fatto quel rom e il suo pubblicitario (ormai abbiamo capito che qui in Italia tutto è permesso) mi è capitato un episodio poco più di un mese fa, all’indomani della vicenda di quel rumeno che aveva ucciso e gettato in una scarpata quella ragazza italiana. Mi è capitato di assistere a un talk show della mattinata, andato in onda su Rai Tre. Continuo a dire che adoro questa emittente per l’utilità e l’informazione dei suoi programmi; tuttavia, in quell’occasione, ho assistito a un intervento che mi ha davvero contrariata e indignata. In questo salotto televisivo, veniva presentato un distinto signore rumeno, con i modi tipici della cosiddetta “brava persona”. Era chiaro da subito che lo avevano messo lì fare la parte del buono. Mi sono soffermata, pensando tra me e me che questo signore doveva essere senz’altro un ottimo esempio per i suoi connazionali. Purtroppo, nonostante i modi costumati nel vestire e quelli pacati nel parlare, è venuto fuori un passato dedito alla delinquenza qui in Italia, al carcere, al ritorno in Romania, dove imparò a clonare carte di credito, alla successiva messa in pratica al suo ritorno qui in Italia, altro carcere, altra pena. “Per la miseria…” mi son detta “… Cosa ci fa seduto lì?”.Risposta: si è pentito.……..…….. Pentito? E da quando in qua pentirsi serve a restituire i soldi rubati, o peggio, le perone uccise? Da qui in poi, l’opinione ha iniziato a prendere una piega davvero pessima per i miei gusti. Ho visto comparire una scritta a caratteri cubitali sullo schermo, dove veniva chiaramente detto di riflettere, prima di giudicare un extracomunitario, se il nostro Stato mette davvero a sua disposizione tutti i servizi di cui ha bisogno. Seguiva un intervento di un tizio, a mio avviso del tutto incompetente, che diceva che non ci vogliono le pene più severe né i mandati di espulsione dall’Italia, ma più risorse in campo da parte dello Stato. Porca miseria; ma se ogni bambino nasce con un debito pubblico sul groppone d’andarci a dormire sotto i ponti; se da anni andiamo chiedendo a gran voce che si aumentino le pensioni, si migliorino i sevizi e le strutture, si riducano le tasse e s’incentivino le imprese, mi sembra chiaro che lo Stato non può permetterselo! Da quando in qua le esigenze di chi ruba e uccide vengono prima delle nostre?!!!!! Ne avevo abbastanza; ho spento tutto perchè era arrivato il momento di mettere a tacere quella scatola parlante!La mia opinione è semplicemente questa: la delinquenza non ha e non deve avere nessuna giustificazione. Lo ripeto: nessuna giustificazione! Chi fa questa prosopopea, legittima altri immigrati nelle medesime condizioni, a fare altrettanto. I reati non hanno motivazioni, giustificazioni, né tanto meno attenuanti.Altri programmi televisivi potrebbero benissimo reclamare più attenzione per quei pensionati che hanno occupato abusivamente degli alloggi popolari, perché le spese canoniche di una casa, purtroppo non sono sostenibili. Gli anziani in difficoltà sono solo il caso più eclatante e urgente di chi chiede (e merita, aggiungo io) che lo Stato metta risorse e servizi a loro disposizione, ma come potete immaginare, il nostro Paese ha una lista di “pronti interventi” che non finisce più. Non ci sono centri di accoglienza per questa gente, anch’essa sfortunata, che vive nell’ombra, né una televisione che s’impegni a diffondere il loro disagio, con lo stesso impegno e la stessa insistenza di chi lo fa per gli immigrati perseguibili di reati penali. Perché mai questa discriminazione ”al contrario”? La risposta forse, è che in fin dei conti, questa povera gente continua a conservare la sua dignità. Nei casi di bisogno estremo hanno bussato alle porte delle parrocchie e degli istituti di beneficenza. Non hanno scelto la delinquenza per porre fine ai loro problemi. Per questo, essi stessi, non sono mai stati un problema. Non si parla di loro proprio perché, secondo le nostre televisioni, non ce n’è bisogno. Ci sono problemi che si vedono e altri nascosti; problemi che si gridano ed altri che rimangono nel silenzio; problemi di serie A e problemi di serie C; la televisione ha scelto chiaramente a chi dare voce e a chi no.Eppure tra le nostre stesse strade, tantissima gente onesta come noi, è venuta qui da lontano. Quel vicino di casa immigrato, ad esempio, a cui fa sempre piacere rivolgere un saluto e scambiare due chiacchiere. Gente che si alza la mattina e fa i tuoi stessi orari per andare al lavoro e far crescere questo Paese. Gente che sa ancora insegnare ai propri figli, che l’integrazione si costruisce col rispetto e vivendo alla pari, non rintanati nelle baraccopoli, ammettendo sfacciatamente davanti ai microfoni dei telegiornali: “Sì, rubo e ho il coraggio di ammetterlo”. Ma scherziamo?!!!! Gente che si mette in gioco alla tua stessa maniera e percepisce la dignità come la percepisci tu; gente come te.Anche le televisioni ci dicono di farlo, però va sempre a finire che ospitano nei propri salotti le persone sbagliate. Come mai? C’è forse sotto qualcosa? Credono di mutare il nostro pensiero facendoci impietosire, inducendoci ad abbassare la testa come se questi reati debbano accadere per forza, disponendoci a una maggiore comprensione e voglia d’integrazione. Ma qui scatta il paradosso, perché ci indispongono verso chi delinque e anche verso chi non ha colpa.Ci sono ancora immigrati giusti che meritano e meriteranno di stare qui. Solo che di spazio in televisione non ne ha avuto e non ne avrà nessuno. Forse perché altrimenti, grazie a loro, avremmo ragione tutti quanti noi, che si può costruire un’Italia onesta e fatta di convivenza civile. Ma questi produttori televisivi non saprebbero più come farci il lavaggio del cervello, continuando con questa bombardante ostinazione che proprio non riesco a capire. O forse, ancora peggio, queste persone non hanno voce in capitolo, proprio perché sono un po’ troppo come noi, troppo “normali”, per costituire un evento degno di attenzione che faccia impennare i dati di ascolto.Questo è un doppio gioco sfacciato, meschino e ingiusto. Da un lato si fa del buon moralismo; dall’altro si da voce a chi non la merita, ampliando così la nostra indignazione, solo per mantenere il dibattito acceso e gli ascolti in vetta.La mia sentenza in merito è chiarissima: siamo tutti burattini, nelle mani di questi ladri di coscienze, manipolatori e sciacalli dell’opinione!November 17 Batuffolo: una nuova celebrità
Devo ancora capire se ciò che ho fatto oggi, l’ho fatto perché sono impazzita o per altre ragioni. Fatto sta che entrata nel negozio per comprare del mangime pellettato, ho cambiato idea all’ultimo momento e sono tornata a casa con una pettorina per coniglietti. Ho deciso di collaudarla su Batuffolo che è meno impertinente; in fondo anch’io dovevo imparare a inserirla; chi ha mai avuto un animale prima? Ho iniziato facendo delle prove senza il coniglio e poi, quando ho indovinato l’applicazione, ho preso Batuffolo e l’ho applicata, cercando di compiere movimenti quanto più docili possibile. Come prima uscita ho ritenuto opportuno fare un tragitto breve e portarlo in braccio per un po’, anche perchè non ha accettato molto volentieri la pettorina. Così, tenuto in braccio nella posizione più sicura che mi riuscisse, poggiato su un braccio in modo da dare a entrambe le zampe un appoggio, mi è parso un po’ più tranquillo e mi sono avviata nel corso.
Incredibile; la gente incuriosita mi fermava ad ogni angolo. Da lontano pensavano che avessi in braccio un cane o un gatto, ma quando ero a pochi passi da loro, qualcuno faceva persino fatica a capire che animale fosse. Quando raccontavo che era un coniglio qualcuno faceva la faccia strana, come se i conigli si mangiano e basta e lì ti tocca spiegare che quello che hai tu non è un coniglio da carne, ma da compagnia. La maggior parte della gente, invece, sorride incuriosita, s’intenerisce e così va a finire che ognuno parla dei propri amici a quattro zampe e ci si dispensa consigli così, senza neanche conoscersi, con una fiducia e una confidenza più complice di quella che trovi allo stadio nella tua stessa tifoseria, quando si segna un gol e chi non ti conosce, immediatamente ti abbraccia.
Il calore che c’è in un piccolo paese è la cosa che più amo di questo posto in cui vivo. Così, dopo le chiacchierate con tutti questi simpatici sconosciuti, io e Batuffolo siamo entrati in un piccolo parco verde, dove l’ho depositato piano a terra. Ha mosso solo pochi passi, poverino, così spaesato in un ambiente sconosciuto e diverso dal terrazzo di casa. Poi, però, ha trovato un piccolo ago di pino caduto per terra e lo ha rosicchiato. Era trascorsa una buona mezz’ora per aver fatto solo tre isolati, così l’ho ripreso in braccio e l’ho portato a casa. Chissà Macchia, la prossima volta…. November 11 Regalo di compleannoVi mostro uno dei regali più belli ricevuti per questo compleanno. Questo è un regalo di qualità, signori miei! Interamente fatto a mano, manifattura italiana 100% e perfettamente corrispondente ai miei gusti! In questa splendida tela con piega doppia pret-à-porter del ventunesimo secolo, rispettivamente osserviamo: Una meravigliosa testata con dedica, all’interno una scena metropolitana racchiusa in uno scenario marino e in ultimo, una realistica vignetta semplificata, ambientata nel fondo di una piana abissale. L’oggetto è anche composto da dedica personale e rappresentazione di un’ampia cornice, alla quale applicare, come da ferma richiesta da parte dell’autore, una fotografia che ritragga rigorosamente la sottoscritta e colui che me ne ha fatto dono.
November 03 Halloween: cosa diavolo c'è da festeggiare?!Ammetto di sentirmi un po’ celta, è vero, ma solo quanto a gusti musicali. Quello che proprio non capisco, è cosa ci sia da festeggiare il giorno di Halloween. Non capisco come un’antica ricorrenza del genere, che in questo giorno ipotizza il ritorno degli spiriti maligni, abbia potuto trasformarsi in una festa. Cosa diavolo c’è da festeggiare?
Forse una cosa ci sarebbe: la tendenza tutta italiana e all’ultima moda, di scimmiottare le altre culture nelle cose più stupide e insignificanti. Dico quello che penso: Halloween è un’inutile usanza americana consumistica, attorno a cui ruota un giro d’affari stratosferico! Altro che tradizione! La tradizione l’avevano introdotta i Celti con tutta l’atmosfera genuina e umile del tempo, mentre gli americani hanno stravolto questo evento e lo hanno trasformato in una “cosa da ricchi”.
La pratica di andare in giro a mendicare dolcetti come se fossimo una popolazione sull’orlo dell’indigenza, la trovo davvero degradante per l’orgoglio di un essere umano. Forse i ragazzini celti di una volta erano poveri per davvero e quel camuffarsi e fingersi creature del terrore, dava loro quel pretesto in più, dagli adulti condiviso e assecondato, di richiedere un dolcetto che altrimenti, nella loro vita quotidiana, non avrebbero avuto. Il dolcetto era qualcosa di straordinario che aveva un grosso valore simbolico, ma anche economico. Qualcosa di prezioso e raro; non certo la stessa necessità dei tempi odierni, poiché lo stesso dolcetto regalato ad Halloween, i nostri ragazzini ce l’hanno già a casa, nella dispensa delle merendine.
Ma andiamo avanti. Questa scena del bussare alle porte e richiedere un dolcino, mi ricorda qualcosa. Non eravamo forse noi, bambini italiani nei giorni di Carnevale, a suonare alle porte per mostrare i nostri costumi e ricevere in cambio un confetto, come gesto di gratitudine del padrone di casa? I nostri di una volta, erano costumi veri! Non eravamo limitati a indossare qualcosa di macabro, ma liberi di scegliere il soggetto che volevamo impersonare, liberi d’indossare il costume che più ci piaceva. La pratica dello scherzetto non era in uso; eravamo una cultura più civile. Le persone nei nostri costumi potevano vedere tante cose, persino i loro sogni: fate, principesse, giullari, indiani, pistoleri, pagliacci, robot, animali e persino qualche maschera divertente. Anche nel nostro Carnevale c’erano streghe, scheletri fantasmi, ma decisamente la gente provava più piacere nel venirci ad aprire la porta.
Di tutti questi ragazzini che hanno fatto il giro delle case e partecipato ai veglioni, vorrei davvero sapere quanti hanno avuto il pensiero di recarsi a far visita ai loro nonni che non ci sono più, oggi che è il 2 novembre. C’è poco rispetto per la nostra identità e per la nostra memoria. Peccato che i pochi sprazzi di cultura sensata ci arrivino da eventi fittizi come i film. Il Gladiatore teneva con sé ben custodite, alcune piccole statuette con la forma dei suoi antenati e le stringeva tra la mani perché con quel gesto, loro gli avrebbero portato consiglio. E’ un modo di pensare da cui siamo lontani anni luce, eppure il nostro sistema scolastico non ci sta prestando aiuto alcuno. Moltissime scuole, anche qui nel mio paese, hanno chiuso tutte le porte al Carnevale, eppure di Halloween se ne parla e si fa argomento di lezione. Perché? E’ giusto e istruttivo conoscere e valorizzare altre culture, ma è da idioti dimenticarsi della propria. Non si può essere colti e stolti insieme; dovremmo preoccuparci di far coesistere le due ricorrenze, a tutto vantaggio dei nostri ragazzi, restituendo a entrambe una dignità che vada al di là dell’aspetto consumistico. Proporre Halloween per ciò che realmente era: un giorno di tradizione popolare vissuto con semplicità e riflessione, non una festa consumistica con affari esorbitanti, che deviano e sminuiscono il significato dello stesso evento. Una cosa più nostra, una cosa europea, perché gli stessi Celti erano europei.
Dall’altra parte, però, c’è ancora il nostro Carnevale, quello che ci ha fatti divertire per davvero e che per fortuna, continua a farlo in alcuni paesini, dove si ha ancora la consapevolezza di ciò che è veramente nostro. Eppure c’è una piccola fetta d’Italia dove si sta lasciando tramontare. Era il mondo delle fiabe e dei costumi colorati, non del nero delle streghe e degli zombie. Era un tripudio di coriandoli e scherzi genuini, non del vandalismo vendicativo dello “scherzetto”. Nessuno però, dei nostri ragazzini, va più in giro a chiedere confetti durante il Carnevale. Preferiscono farlo in una festa limitata (Halloween dura solo un giorno), dal soggetto limitato (puoi impersonare solo streghe, mostri e affini) e che non ha nulla di nostro. Non c’è dubbio; stiamo gettando la base per la cultura dell’idiozia e il giorno di Halloween cosa fanno gli italiani? Festeggiano. (Di Marina.celta) |
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