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    December 30

    La ricerca della felicità

    I miei film più belli

     

    Cos'è la felicità? Per tanti è quella condizione che permette di diventare, da persone normali... beh... felici. Per altri, invece, stretti dalla morsa dell'indigenza e dell'indifferenza, poter diventare felici,vuol dire semplicemente poter diventare normali. Questo concetto di felicità, apparentemente più "ristretto", mira a una condizione di normalità-felicità, che raggiunta può portare persino alle lacrime. Chris, un giovane rappresentante di un'azienda che produce macchinari di grafica diagnostica, non ha avuto molta fortuna. nel toccare il fondo ha portato con sè anche il suo bambino, conoscendo le realtà più amare e degradanti. Per lui cercare un nuovo impiego non era soltanto un'opzione della vita, ma una necssità, quasi una questione di sopravvivenza.

    Questo film non si può raccontare; va assolutamente visto. La bravura del grande, magnifico Gabriele Muccino, è stata quella di esaltare un fatto vero, dandogli tutte quelle sfumature sulle quali, nella frenesia dei giorni che corrono, non si ha il tempo di riflettere. Poi mi direte...  Ah; un'ultima cosa: dimenticate il Will Smith primordiale dei telefilm  a puntate e delle pellicole di fantascienza, perchè non crederete ai vostri occhi! (Marina.celta)

     

     
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    December 23

    Auguri per Natale e nuovo anno pag 3

    Progetti grafici fatti da me

    vita tuoi desideri

    <a href="http://imageshack.us"><img src="http://img508.imageshack.us/img508/480/vitatuoidesideripx7.gif" border="0" alt="Image Hosted by ImageShack.us"/></a><br/>By <a href="http://profile.imageshack.us/user/Marinablu">Marinablu</a>

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    Auguri per Natale e nuovo anno pag 2

    Progetti grafici fatti da me

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    angeli

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    Babbo Natale e cagnolino 

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    Bimbi nanna

    <a href=http://marinacelta.spaces.live.com/><img src="http://img187.imageshack.us/img187/749/bimbinannasu3.gif" border="0" alt="Profondo Blu"/></a>

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    Non crederai

    <a href=http://marinacelta.spaces.live.com/><img src="http://img508.imageshack.us/img508/7767/noncrederaikv7.gif" border="0" alt="Profondo Blu"/></a>

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    December 12

    Film

    Progetti grafici fatti da me

    Queste immagini le ho create io. Le foto scattate da me recano impresso il mio nome; le altre, invece, sono di proprietà esclusiva dei loro autori; io le ho soltanto prese in prestito. Potete prelevarle e postarle con i codici che pubblicherò sotto ognuna. Se le postate sui blog, createne un link per il mio sito, perfavore e magari postate un commento per indicare quello che vi piace di pù. Grazie. Di volta in volta, inserirò le altre.

    Marina.celta

        Profondo Blu
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     Profondo Blu

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    Profondo Blu

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    Profondo Blu

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    Messaggi importanti


    Queste immagini le ho create io. Le foto scattate da me recano impresso il mio nome; le altre, invece, sono di proprietà esclusiva dei loro autori; io le ho soltanto prese in prestito. Potete prelevarle e postarle con i codici che pubblicherò sotto ognuna. Se le postate sui blog, createne un link per il mio sito, perfavore e magari postate un commento per indicare quello che vi piace di pù. Grazie. Di volta in volta, inserirò le altre.

     

     Tigre bianca mamma

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     orso bianco

    <a href="http://blingee.com/blingee/view/36211213-orso-bianco" target="_blank" title="Grafica con effetti glitter"><img alt="orso bianco" border="0" height="313" src="http://image.blingee.com/images14/content/output/2007/12/7/322930592_4398304f.gif" title="orso bianco" width="400" /></a><br /><a href="http://blingee.com" target="_blank" title="Grafica con effetti glitter"><font size="2">Grafica con effetti glitter</font></a><br /><br />

     

    Profondo Blu 

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    Profondo Blu
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    Amore

    Progetti grafici fatti da me

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    Marina.celta

     

     

    incontro

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    giorni da re

    <a href="http://blingee.com/blingee/view/36558385-giorni-da-re" target="_blank" title="Aggiungi glitter alle tue foto"><img alt="giorni da re" border="0" height="267" src="http://image.blingee.com/images14/content/output/2007/12/9/326254741_8fc2ba96.gif" title="giorni da re" width="400" /></a><br /><a href="http://blingee.com" target="_blank" title="Aggiungi glitter alle tue foto"><font size="2">Aggiungi glitter alle tue foto</font></a><br /><br />

     

     

    Profondo Blu

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    Profondo Blu

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    Auguri per Natale e nuovo anno

    Progetti grafici fatti da me

    Ecco le mie creazioni per Natale. Prelevatele se vi piacciono e qualora voleste postarle, vi pregherei di farlo utilizzando i codici accanto a ognuna, perchè contengono un link al mio sito. Vi ringrazio.

     

    <a href=http://marinacelta.spaces.live.com/><img src="http://img508.imageshack.us/img508/5025/3224192994123d672nl0.gif" alt="Profondo Blu"/></a>

     

     

    Profondo Blu

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    Profondo Blu

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    Profondo Blu

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    December 10

    Miei progetti grafici

    Progetti grafici fatti da me

    Benvenuti nella sezione riservata ai miei progetti grafici. Potete scegliere quella che più v'interess tra le varie categorie qui sotto e visitarla.

    Auguri per Natale e il nuovo anno

    Amore

    Film

    Messaggi importanti

    Teneri cuccioli

    December 08

    Origine degli oceani

    Conoscere il Profondo Blu

    Da cosa sono nati gli oceani e i mari? Come si sono suddivisi nel modo che oggi conosciamo? In origine gli attuali blocchi continentali (Americhe, Eurasia, Africa, Oceania e Antartide), erano uniti insieme a formare un unico continente, chiamato Pangea. Gli strati superficiali della crosta terrestre, poggiano a loro volta, su degli strati mobili che si spostano alla deriva e che si chiamano zolle. Poggiando su di esse, con un moto poco significativo e impercettibile, anche le masse continentali si muovono alla deriva. Per effetto dello spostamento graduale di queste zolle, la Pangea si sarebbe smembrata e le varie zolle sormontate dalle masse continentali, si sarebbero allontanate tra loro. Ha avuto così origine quel fenomeno che prende il nome di “deriva dei continenti”. Nel corso di questi spostamenti, l’acqua si è frapposta e sono nati gli oceani.

    Il fondale oceanico ha una conformazione diversa da quella delle terre emerse, soprattutto lungo il tratto mediano verticale, che va da nord a sud di vari oceani. Qui si è sviluppata una lunga catena montuosa sottomarina, chiamata dorsale medio-oceanica. Gli studi effettuati sulla composizione di queste rocce, hanno evidenziato che hanno origine vulcanica, in quanto costituiti, appunto, da cuscinetti a strati di roccia e sedimenti, provenienti dalle estreme profondità del pianeta. In effetti, in corrispondenza di questo tratto mediano degli oceani, si sono aperte delle voragini profonde chiamate fosse, dalle quali è emersa la lava custodita nel nucleo della Terra. I vulcani sottomarini non producono un’eruzione esplosiva, come quelli sulla terraferma, ma effusiva. Vuol dire che la lava fluisce, non scoppia. Con il suo fluire, la lava scivola all’esterno lungo la parete rocciosa e il contatto con l’acqua di mare la raffredda, trasformandola in strati o sedimenti di roccia. I bordi più esterni di un bacino oceanico, hanno strati di segmenti più spessi e più antichi. Al contrario, in prossimità delle dorsali, là dove il normale deposito di sedimenti si è intervallato alla fuoriuscita della lava, la roccia si dispone a cuscinetti, come una pila in cui si alternano strati di sedimenti a strati di roccia vulcanica. La frattura che ha determinato le fosse, era dovuta, in alcuni casi, al cedimento della crosta sotto il peso delle masse continentali.

    Lo spostamento delle zolle, spesso ha provocato la collisione tra due masse continentali. Quando ciò avviene, possono verificarsi due conseguenze: o la massa continentale urtata, risente della spinta e tende a muoversi, a sua volta, nella stessa direzione, oppure, quando una delle due è una zolla oceanica, ecco che sprofonda sotto quella continentale. Si suppone che quest’ultima sia stata la causa del terremoto che distrusse Managua, la capitale del Nicaragua, nel 1973. Lungo questo tratto di costa del Pacifico, infatti, la zolla sprofonda con un angolo di 45°; un valore altissimo che spiega l’elevato rischio sismico di queste zone.

    L’Atlantico e il Pacifico sono stati la conseguenza diretta e perfettamente riscontrabile della deriva dei continenti; infatti se osserviamo una comune mappa in cui siano visibili le dorsali oceaniche ( un esempio è la mappa qui sotto) vediamo che il tratto di costa atlantica che va dagli Stati Uniti al Brasile, ha la stessa forma della costa occidentale africana. Quello è il punto da cui l’Africa, un tempo, si sarebbe distaccata dalle Americhe. L’Oceano Indiano si sarebbe formato dalla scissione tra l’Africa e il territorio delle Indie, che in origine erano uniti. L’isola di Madagascar pure, è nata da questa scissione. Ancora oggi le Indie tendono ad accavallarsi all’Eurasia e ciò spiega i numerosi processi sismici e gli tsunami che ritroviamo nei fatti di cronaca. Dall’urto tra le Indie e l’Eurasia si sarebbe formatala catena dell’Himalaya.

     

    Ancor più curiosa è la storia del nostro Mediterraneo. Sotto i sedimenti rocciosi superficiali, sono stati rinvenuti anche strati di sale. L’ipotesi più probabile è che un tempo, il Mediterraneo sia rimasto chiuso e isolato dagli altri oceani e ciò ne avrebbe provocato il graduale prosciugamento per evaporazione. Si spiega così il motivo i quei depositi salini, perché quando l’acqua salata evapora, ne restano appunto i residui di sale. In seguito si sarebbe aperto lo Stretto di Gibilterra e il Mediterraneo si sarebbe nuovamente popolato d’acqua. Quest’ultimo avvenimento avrebbe però abbassato il livello d’acqua di tutti gli altri oceani del pianeta, per almeno una decina di metri. La catena montuosa più giovane in assoluto, pare siano proprio le nostre Alpi, formatesi dall’urto tra la zolla africana e quella eurasiatica. (Di Marina.celta)


     

    December 04

    Megattera

    Balene



     

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    Quando si pensa a una balena si ha in testa proprio lei: è la megattera (Megaptera novaeangliae), che con le sue grandi pinne si avvicina curiosa alle imbarcazioni e compie prodigiosi e spettacolari balzi fuori dall’acqua. Il suo nome deriva dal greco "mega ptera", che vuol dire "grande ala" e infatti la megattera si chiama così proprio perchè dotata di due pinne pettorali, davvero particolari per la loro enorme grandezza. Il suo più antico antenato si chiamava Pakicetus; era il primo mammifero completamente acquatico e fece la sua comparsa 50 milioni di anni fa. In seguito, cioè 25 milioni di anni fa, comparve il Mammalodon, un primo abbozzo di balena dotato dei caratteristici fanòni. Le dimensioni erano relativamente piccole, poiché misurava soltanto 5 metri di lunghezza, contro i quasi 19 dell’attuale megattera. Il fossile del Mammalodon è stato ritrovato in Australia. Le dimensioni gigantesche dell’attuale balena, tuttavia, risalgono soltanto a 5 milioni di anni fa. La megattera, questo robusto colosso nero, è affascinante anche nel suo aspetto esteriore. Vediamo com’è fatta.

    La megattera rientra nella famiglia dei balenotteridi (alla quale appartengono le famigerate balenottere, come la balenottera azzurra e la balenottera di Bryde). Lo vediamo dal caratteristico muso triangolare e dalla forma del corpo che è esile ed allungata. Tuttavia, la struttura corporea della megattera è più spessa e massiccia di quella delle altre balenottere e il suo colore è molto più scuro, proprio nero, rispetto al grigio argenteo delle balenottere. La testa ha la forma appuntita tipica dei balenotteridi, sormontata da due occhi laterali dietro ai quali parte il condotto uditivo, sprovvisto di padiglione auricolare. La bocca è dotata di piccole protuberanze che racchiudono le vibrisse. Assomigliano in effetti, ai caratteristici baffi del gatto e sono predisposte alla sensibilità tattile. Sotto la bocca, enormi scanalature analoghe quelle delle balenottere, prendono il nome di solchi golari; si restringono e si espandono come una fisarmonica e permettono alla balena di espandere la gola per inghiottire maggiori quantità di acqua e cibo. Le pinne sono enormi; possono misurare fino a 6 metri di lunghezza e possiedono proprio tutte le ossa del braccio umano, tranne quelle del pollice. I bordi di queste pinne hanno sembianze frastagliate e irregolari, dal curioso effetto “apriscatole”. La coda è orizzontale ed enorme anch’essa; larga da due a tre metri, non possiede ossa, ma un fitto e complesso intrico di muscoli e tendini che danno potenza alla spinta. Una megattera si distingue dalle altre balene poiché, anche ad una prima occhiata, è possibile individuare il pigmento bianco collocato sotto la gola, le pinne pettorali e la coda.

     

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    L’ALIMENTAZIONE: PREDE DIFFERENTI, FANONI DIFFERENTI

    L’habitat delle balene, ha una collocazione geografica molto diversa. Alcune abitano i freddi mari del nord, altre l’oceano Antartico. La loro alimentazione varia a seconda del cibo presente nel posto in cui vivono, per questo le balene boreali hanno un’alimentazione diversa da quelle che popolano i mari del sud. Al largo dell’Antartide, le prede preferita dalle balene sono i krill, minuscoli gamberetti rossi che compongono il plancton. Nell’emisfero boreale, invece, questa preda non è disponibile e le balene si nutrono di organismi più complessi e dalle dimensioni leggermente maggiori, come aringhe e acciughe, ma anche plancton in genere.

    Le balene sono misticeti, cioè non hanno i denti. Al loro posto, hanno delle lamine sottili simili alle setole di una spazzola, chiamate fanòni. Sono fatti della stessa sostanza delle nostre unghie e come loro, crescono continuamente. Sono tantissime; una balena può arrivare ad averne anche 800 e sono spesse all’incirca 7mm. I fanoni sono diversi da una specie all’altra. Le balene che vivono nell’emisfero boreale (dall’Equatore un su), si nutrono di organismi più grossi e hanno quindi fanoni più corti, che misurano 50 cm di lunghezza. Al contrario le balene dell’Antartide che si nutrono prevalentemente dei minuscoli krill, hanno fanoni più lunghi che misurano intorno ai 70cm.

     

     

    SOLCHI GOLARI; TANTISSIMA ACQUA INCAMERATA E POI ESPULSA

    Per nutrirsi, queste balene stazionano a una profondità tra i 60 e i 180 metri sotto il livello del mare, riuscendo a rimanerci da 5 a 20 minuti ininterrotti, prima di risalire per respirare. In questo frattempo, si alimentano. Giunte a una certa profondità, cominciano una rapida risalita verso l’alto, tenendo la bocca spalancata. In questo modo, tutto ciò che trovano lungo la loro rotta, finisce nelle loro fauci.

    Le balene, com’è facilmente osservabile, hanno sulla gola, dei solchi longitudinali che si aprono a fisarmonica e permettono d’incamerare più acqua. La megattera maschio ne ha tra i 18 e i 20. La femmina, invece, ne ha di più: da 20 a 24, per potersi nutrire in modo maggiore durante la gestazione del piccolo. La cattura delle prede avviene pertanto in questo modo: la balena spalanca la sua enorme bocca e i solchi golari si tendono al massimo per ingerire più acqua possibile. Una megattera riesce a contenerne sei metri cubi! Successivamente la balena chiude le fauci e lascia fuoriuscire l’acqua in eccesso attraverso i fanoni. E’ proprio qui, all’interno di essi, che rimangono intrappolati i piccoli pesci e crostacei che costituiscono il nutrimento delle balene e che verranno così ingeriti.

     

    BOLLE D’ARIA PER CATTURARE LE PREDE

    La megattera, avendo una corporatura così massiccia e delle pinne così enormi e pesanti, non è una nuotatrice particolarmente veloce. Perciò ogni sorta di aiuto con cui compensare questa grave carenza e procurarsi cibo a sufficienza, lo ha sviluppato, talvolta persino in modo curioso. Le vibrisse non sono che un esempio marginale; del resto chi avrebbe mai pensato ai baffi di un mammifero terrestre come il gatto, per individuare al tatto la presenza di prede sott’acqua? Eppure, come dicevo prima, questo è solo un esempio marginale. Pensate che la balena è dotata anche di una vista binoculare. Incredibile; vuol dire poter zoomare il proprio campo visivo come si fa con un binocolo! Eppure il particolare davvero curioso è un altro e sta nel suo metodo di caccia. Ci stiamo addentrando in una scena buffa quasi ai limiti del fantascientifico, simile a quelle dei cartoons. Avete presente quando alcuni personaggi … che so… rimanevano rinchiusi e galleggiavano in una bolla di sapone? Preparatevi; non crederete ai vostri occhi. Le balene e anche la megattera, catturano molte prede proprio così; imprigionandole in delle bolle! Quando la balena risale dalle profondità, può preferire questa seconda alternativa allo spalancare la bocca. Così, invece di inghiottire acqua e prede al suo passaggio, comincia a soffiare bolle d’aria. I pesci e i vari organismi alla deriva tra il plancton, ne rimangono imprigionati e non possono mettersi in salvo. Questo rende la caccia molto più facile per le nostre megattere, che alle volte si radunano in gruppi per approfittare dei banchi più numerosi. La loro strategia è molto simile a quella usata dagli squali: tutte insieme si dispongono in cerchio, circondano il banco dei pesci e a turno, lo attaccano. A volte nell'ingerire un banco di pesci, divorano anche gli uccelli acquatici che a loro volta stavano cercando di divorarlo. Può accadere in questi casi, che questi uccelli rimangano intrappolati in gola, soprattutto a causa del becco e che la megattera muoia soffocata.

     

    LA RESPIRAZIONE DELLE BALENE ATTRAVERSO IL DOPPIO SFIATATOIO

    La frequenza respiratoria è variabile; in acque calde, infatti, è più accelerata, mentre nelle acque fredde è sensibilmente ridotta. Vuol dire che la balena resta poco tempo sott'acqua quando è in acque calde, e riemerge spesso per respirare. Al contrario, quando si trova in acque fredde, emerge più raramente e questo intervallo, alle volte, può persino raggiungere i dieci minuti! Ciò accade perchè in quest'ultima circostanza, una balena ha bisogno di trattenere più aria calda nei polmoni per riscaldarsi. Quando alla fine, emerge per respirare, butta fuori tutta l'acqua incamerata attaverso lo sfiatatoio.

    Lo sfiatatoio è quell’apertura che i cetacei hanno sulla testa. Serve per espellere l’acqua incamerata e per respirare aria quando emergono, proprio come farebbe il nostro naso. Lo sfiatatoio funziona come una valvola che si chiude quando la balena è immersa, per evitare che incameri acqua e si apre quando emerge. A contatto con l’aria, un muscolo particolarmente sensibile fa aprire lo sfiatatoio ed espellere l’acqua, che si solleva in aria con una tale violenza da sembrare una nube di vapore. E’ il cosiddetto “soffio”; quello di una megattera prende la forma di un’ampia nube alta fino a tre metri. Mentre però nei delfinidi lo sfiatatoio è costituito da un’unica fessura, nelle balene si aprono i due lati esterni dello sfiatatoio, mentre il setto centrale rimane fermo al suo posto (foto sotto). Si ha così l’impressione di avere davanti due fessure distinte; un “doppio sfiatatoio”.

     

    Una valvola ad apertura bilaterale (foto sopra), da l'impressione che la balena respiri attraverso un doppio sfiatatoio.

     

    PARASSITI SULLA PELLE

    Osservando l'epidermide delle balene, si possono notare alcuni accumuli circolari bianchi calcarei. Sono i balàni, degli organismi parassiti, che si fissano sulle balene per mezzo della loro conchiglia. Sono diffusi sorattutto su mento, testa e pinne pettorali. Ad ogni modo, pur essendosi guadagnati l'attributo di parassiti, in realtà non danneggiano in alcun modo le balene. Sono organismi perfettamente autonomi che non si nutrono affatto del sangue di balena, nè della loro carne. Semplicemente stanno lì ad aspettare che alla balena sfugga qualche boccone, per poterlo afferrare attraverso la bocca circolare posta al centro della conchiglia (foto sotto).

     
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    STRUTTURA SOCIALE E LOTTA PER IL CORTEGGIAMENTO

    Il gruppo principale è di norma composto da un maschio dominante, una femmina che lo precede a 5m di distanza e il piccolo che le nuota accanto, a circa 4m. A questo gruppo Peter Tyack, studioso di megattere del Pacifico del Nord, ha dato nome di "prima scorta". Dietro questa scorta migratoria, a una distanza tra i 5 e i 15 metri, seguono tutte le altre balene del gruppo, per lo più giovani maschi adolescenti e femmine senza piccoli, che prendono il nome di "seconda scorta".

    L'accoppiamento è una prerogativa esclusiva del maschio dominante prima scorta; tutti gli altri non ne hanno diritto. Quando un altro maschio rivendica la possibilità di accoppiarsi con la femmina prima scorta, deve sfidare il maschio dominante e sommergerlo, accavallandosi su di lui dall'esterno (illustrazione sotto). Il maschio dominante reagisce e a questo punto, inizia una vera e propria lotta. Il maschio dominante cerca subito di sbarrare la strada al suo rivale e se non ci riesce, prova a intimorirlo sollevandosi in piedi ed emergendo dall'acqua in tutta la sua altezza. Durante questo poderoso sollevamento verso l'alto, riempie la gola di acqua fino al massimo e quando ripiomba, la soffia fuori sotto forma di bollicine che annebbiano la vista dell'avversario. Spesso ha luogo una lotta corpo a corpo, dove i due contendenti si ergono in verticale fuori dall'acqua e si affrontano con spintoni e colpi di pinne. La presenza dei balani, inoltre, col loro guscio duro, contribuisce a infierire colpi ancora più dolorosi, che possono addirittura provocare ammaccature e ferite.

    Alla fine della contesa, il vincitore diventa il maschio dominante e assume il diritto di accoppiarsi e far parte della prima scorta. L'unione tra il maschio dominante e la femmina prima scorta, può anche protrarsi per tre giorni. Poi, i maschi dominanti possono anche fecondare più femmine di altri gruppi.

     
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    IL CANTO DELLE BALENE

    Le balene, in quanto sprovviste di corde vocali, sono state a lungo considerate mute. Il loro canto fu scoperto solo nel 1952, durante una registrazione sottomarina ad opera della marina americana. Il canto, tuttavia, è un'esibizione tipicamente maschile. La sua frequenza è compresa tra 20 e 450 hertz ed è udibile a più di 9km di distanza. Il canto può anche essere costituito da una serie di frequenze melodiche della durata di dieci minuti ciascuna. Pare che i maschi più dotati dal punto di vista canoro, ottengano più facilmente il ruolo di maschio prima sorta. I maschi solitari, invece, cantano finchè non ne trovano uno. Le balene che vivono nella medesima circoscrizione geografica, hanno rivelato la medesima sequenza di suoni. Vuol dire che le balene delle Hawaii, ad esempio, hanno un proprio linguaggio differente da quelle australiane e caraibiche, eppure, tra membri dello stesso gruppo, comunicano grazie a questo stesso linguaggio.

     

    LA MIGRAZIONE VERSO LE ACQUE CALDE

    Le migrazioni delle megattere sono dettate dalla necessità di lasciare i mari glaciali dove si sono stabilite, per raggiungere i luoghi di riproduzione, situati sulle coste di particolari zone temperate. Durante la stagione più calda, cioè in primavera-estate, le megattere si stabiliscono nei mari glaciali che in questo periodo, abbondano di cibo. Ricordiamo infatti, che le balene dell'emisfero sud (o australe), si nutrono di piccoli krill, che si trovano solo al largo dell'Oceano Antartico, mentre gli esemplari boreali (quelli che vivono nell'emisfero nord del pianeta), prediligono merluzzi e aringhe che si trovano soprattutto presso il Mare Glaciale Artico. Per stabilirsi in queste zone polari più fredde, le megattere scelgono proprio la stagione calda, perchè la temperatura dell'acqua diventa più mite. Al largo delle coste temperate, infatti, misura tra i 22 e i 25°C.

    Col sopraggiungere dell'autunno, invece, le megattere lasciano le zone polari per stabilirsi nei luoghi di riproduzione, dove anche loro sono state concepite e date alla luce. Le due popolazioni che abitano il nord del Pacifico, scendono lungo la zona temperata e si fermano al largo delle Hawaii e della California. Le due popolazioni presso il nord dell'Atlantico, scendono anch'esse lungo la zona boreale e si stabiliscono presso le isole Canarie. Nell'emisfero australe, invece, è primavera e le megattere lasciano i loro territori di riproduzione, che si trovano soprattutto al largo della costa orientale australiana, per fare ritorno nell'Oceano Antartico, dove la temperatura, nel frattempo, è diventata più favorevole. Esiste un solo gruppo stanziale, che si nutre e si riproduce sempre nella stessa zona, senza emigrare mai: sono le megattere del Golfo di Oman, a nord dell'Oceano Indiano.

    Durante una migrazione, le balene lasciano che a indicare la rotta siano gli astri (Sole, Luna e stelle), oppure il campo magntico terrestre, ma al di là di questa osservazione, è lampante che quando le megattere boreali, in primavera, lasciano i luoghi di riproduzione per far ritorno al Polo Nord, nell'emisfero sud del pianeta, invece, sta sopraggiungendo l'inverno e le megattere australi lasciano l'Oceano Antartico, per stabilirsi nei luoghi riproduttivi della zona temperata australe. Per questo motivo, oltre al fatto che nessuna migrazione ha mai superato l'Equatore, le megattere boreali e quelle australi non s'incontrano mai.

     

    AMORI D'INVERNO 

    Giunte presso i luoghi temperati di riproduzione, le megattere che hanno raggiunto i 4-5 anni di età, sono pronte per procreare. In questo periodo dell'anno, inoltre, l'ovulazione delle femmine e la fertilità dei maschi raggiungono il culmine. E' difficile determinare a occhio quale sia il sesso di una megattera, poichè i loro organi genitali sono nascosti in posizione ventrale, all'interno di una piega cutanea. Dietro di loro, giungono anche le femmine gravide che stanno per portare a termine la gestazione. Loro sono partite per ultime, in coda, per avere il tempo di catturare quanto più cibo rimasto possibile, sia per loro, sia per il piccolo nel loro grembo. In questa stagione, finalmente, il loro piccolo, che è uno per parto, verrà al mondo. Quando tutto questo gruppo migratorio giunge fin qui, trova già ad attenderlo le mamme che hanno partorito un anno o due prima. Sono rimaste qui da quando sono arrivate, per occuparsi del loro piccolo che non è ancora pronto ad affrontare le acque gelide del mare ghacciato. Lo sarà soltanto tra l'uno e i due anni di età. Quando sopraggiunge la primavera, il gruppo riparte alla volta dei poli; fanno ritorno ai mari glaciali i maschi, gli esemplari giovani autosufficienti e le femmine gravide. Le mamme invece rimangono qui, a seguire la crescita dei loro piccoli, finchè non saranno pronti ad affrontare il freddo polare anche loro.

     

    LA CRESCITA DEI PICCOLI NEI LUOGHI RIPRODUTTIVI

    Dopo una gestazione di 11 o 12 mesi, il piccolo viene al mondo presentandosi di coda, come nei delfini. Pesa una tonnellata ed è lungo all'incirca 4,5 metri. Il balenotto appena nato, non avendo ancora aria nei polmoni, tende a inabissarsi, per questo la madre lo aiuta spingendolo verso l'alto, per farlo emergere, aprire per la prima volta il suo sfiatatoio e respirare. Questi balenotti sono già ingrado di vedere e di udire. Compiono movimenti goffi, ma sanno già nuotare.

    Il passaggio immediatamente successivo è l'allattamento. La mamma indirizza il piccolo a ricevere le mammelle, poste ai lati dell'apertura genitale, come nei delfini. Quando il piccolo afferra la mammella tra la lingua e il palato, la mamma emette latte sotto pressione. La poppata dura pochissimi secondi, ma si ripete da 30 a 40 volte nel giro delle 24 ore. Vuol dire che il piccolo può ingurgitare anche 500 litri di latte al giorno! Lo svezzamento, un po' come per noi esseri umani, avviene a 5-6 mesi. Il piccolo comincia a introdurre la stessa alimentazione della sua mamma e gradualmente, comincia a ridurre le poppate fino al decimo mese, quando vengono completamente sostituite dall'alimentazione adulta. Solo dopo i due anni, però, il balenotto è in grado di pescare con le bollicine.

    Non si allontana mai dalla madre e quando nuotano assieme, si colloca sopra di lei, un po' più avanti della pinna pettorale. Le altre balene non si curano di lui e non si accollano la responsabilità di accudire eventuali orfani, al contrario, invece, dei delfini. Solo la madre e il maschio prima scorta devono difenderlo dai predatori più temibili, che sono gli squali e le orche.

    Verso i due anni, il piccolo è pronto ad affrontare a sua prima stagione calda ai poli. Ora sua madre, con lui al seguito, può fare ritorno al mare glaciale, colmo di tute le sue "leccornie". D'estate, infatti, tutta la microfauna marina si riproduce e si risveglia, per questo ne è disponibile una gran quantità. Anche il balenotto può assaporare questo nuovo cibo, in queste acque che per questi sei mesi, fino alla prossima migrazione, saranno la sua nuova casa. Tuttavia, ancora per un anno o due, dovrà far parte del seguito di sua madre. Se ne allontanerà solo verso i 4 anni. A 6 anni è adolescente e passa la metà del suo tempo a cercare il cibo o a giocare con gli altri membri del gruppo. Fanno parte dei giochi anche delle straordinarie evoluzioni, analoghe a quelle che compiono i maschi rivali in amore (foto sotto). Quest'attività non è molto dispendiosa da un punto di vista energetico, perchè ogni giovane megattera ha ancora a sua disposizione le riserve nutritive del latte materno. Nel frattempo, però, sopraggiunta la maturità sessuale, si dedica più tempo alla ricerca del cibo, non solo per il futuro piccolo, ma anche per la formazione stessa delle ghiandole riproduttive, siano esse gonadi, oppure ovaie.

    A 10 anni la megattera raggiunge le dimensioni di un adulto, cioè i 20 metri di lunghezza pressappoco e le 48 tonnellate di peso. Maschi e femmine si accoppiano più volte durante la loro vita. Il maschio subito dopo il primo concepimento, può procreare anche con altre femmine. Le femmine, invece, soltanto una volta all'anno,  oppure ogni due o tre anni. Molte di loro, nell'arco della vita, possono mettere al mondo anche più di quindici piccoli, eppure a causa dello sconsiderato sfruttamento delle risorse marine e di tutte le crudeltà compiute su questi animali indifesi da parte dell'uomo e per usi del tutto privi di necessità, anche la megattera potrebbe ritrovarsi in uno statodi conservazione altamente minacciato. Una megattera vive in media trent'anni. (Marina.celta)

     

     

    Regno: Animale

    Phylum: Chordati

    Classe: Mammiferi

    Ordine: Cetacei

    Sottordine: Misticeti

    Famiglia: Balenotteridi

    Genere: Megattera

    Specie: Megaptera novaeangliae

     

    December 03

    Anguilla europea

    Pesci del film Profondo Blu

     

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    L’anguilla europea (Anguilla anguilla) è un animale molto antico, di cui i Greci pensavano fosse il frutto dell’amore tra una murena e una vipera. Purtroppo però, questa specie è anche l’unica presente nel nostro Mediterraneo. La sua caratteristica peculiare è una migrazione, dal Mare Nostrum sua dimora, fin oltre l’Atlantico. Destinazione: la zona orientale del Mar dei Sargassi, situato al largo di Cuba.

    Johannes Shmidt, danese, fu il primo ittiologo a compiere ricerche sulle rotte migratorie di questo pesce tra il 1904 e il 1922. A partire dalle larve più grandi del Mediterraneo, ripercorse il cammino a ritroso fino all’Atlantico, per approdare, infine, al luogo in cui esse apparivano minuscole, appena uscite dalle uova: il Mar dei Sargassi.

     

    LA GENESI DELLE PICCOLE LARVE. Una femmina di anguilla giunta nel Mar dei Sargassi, produce da 1,3 a 1,5 milioni di ovociti; un numero esorbitante di uova che, fecondate, daranno vita ad altrettante creature. Il Mar dei Sargassi fornisce una condizione ottimale di vita e riproduzione, poiché caratterizzato dalla presenza di una fossa oceanica, profonda tra i 2000 e i 6000 metri. Com’è facile intuire, le temperature sono elevate, poiché ci si avvicina al centro della terra. Elevati sono anche il grado di salinità e la pressione, che deve superare di almeno 40volte quella atmosferica. Tutte queste condizioni, rendono il clima di quest’habitat idoneo alla riproduzione.

    La più piccola delle larve può misurare anche solo 6mm! Sono davvero minuscole, eppure destinate a diventare individui curiosi e affascinanti. Le larve di anguilla, come di molte altre creature acquatiche, hanno una forma estesa ed appiattita, ancora lontana da quella affusolata  di un individuo adulto. Le larve di anguilla hanno inoltre una testa stretta, grandi occhi e un corpo che, nell’insieme, richiama piccole foglie colorate.

    Sono larve carnivore, già munite alla nascita di minuscoli denti sottili e appuntiti e si nutrono di zooplancton. Come però accade a tutti gli animali che se ne nutrono, si mescolano con esso fin quasi a farne parte, per cui non è affatto raro che di notte si stabiliscano a diverse centinaia di metri di profondità, mentre di giorno stazionino a una ventina di metri dalla superficie.

     

    DA LARVA A CIECA: LA PRIMA METAMORFOSI. Quando una piccola larva raggiunge gli otto centimetri, inizia una metamorfosi che la trasforma in cieca. La cieca è uno stadio giovanile intermedio, in cui il corpo si assottiglia diventando serpentiforme e comincia a pigmentarsi. Le cieche intraprendono i primi viaggi migratori, dirigendosi dal Mediterraneo aperto, fin verso gli estuari e le coste. A primavera-estate, ha anche inizio la risalita dei corsi d’acqua controcorrente (più o meno come accade per i salmoni), nel cui itinerario le cieche si mescolano con anguille più anziane.

    Si fanno trasportare nell’entroterra, verso monte, sfruttando l’aiuto di una potente marea e quando questa si attenua, proseguono il nuoto disponendosi vicino alle sponde del fiume, dove la corrente è più debole e non ne ostacola gli spostamenti controcorrente. A turno sostano qualche giorno; devono nutrirsi, riposare e ripararsi dai predatori. Per superare uno sbarramento naturale o una diga, strisciano sul fondo come i serpenti.

    Questa migrazione dura in genere sei mesi, ma può durare anche qualche anno, specialmente per le femmine in sovrannumero rispetto ai maschi, che non siano riuscite a trovare un compagno che fecondi le loro uova. Per loro, l’unica cosa da fare è allungare di molto il viaggio, spingendosi fino a monte.

     

    DA CIECA A INDIVIDUO ADULTO: SECONDA METAMORFOSI. Dopo qualche anno l’anguilla termina la crescita, assumendo le caratteristiche di un individuo adulto. Ha quindi luogo la seconda metamorfosi: la pelle s’ispessisce e la guanina (che come ricordiamo è un amminoacido presente nel DNA) fa scomparire il precedente colore giallognolo. Al suo posto, il dorso andrà colorandosi di marrone e il ventre di un grigio argento per la qual ragione, la nuova anguilla trasformata da questa metamorfosi, prende il nome di anguilla argentina.

    L’occhio quadruplica le sue dimensioni. Anche le pinne pettorali si estendono; non più piccole e rotonde come nello stadio larvale, ma lunghe e appuntite, per agevolare il movimento a profondità maggiori.

    Delle riserve di grasso accumulate, solo una parte è spesa sotto forma di energia, per affrontare la migrazione e la riproduzione. La restante parte serve a produrre le ghiandole seminali maschili, ossia le gonadi, non ancora totalmente sviluppate.

    Durante i periodi di secca, le anguille possono sopravvivere in territori dove l’acqua scarseggia, quasi asciutti. Strisciano tra l’erba e il fango, in attesa della piena e vanno anche in letargo: in entrambe le situazioni, l’acqua è pochissima.

    La traversata dura sei mesi. Accoglie maschi piuttosto piccoli di taglia e femmine di dimensioni più grandi che, a causa della loro rapida crescita, hanno un ciclo vitale più veloce.

     

    ALIMENTAZIONE E DIGIUNO. Un’anguilla adulta predilige una gamma molto varia di cibo, a condizione che sia vivo e fresco. Anche in questo ci rammenta molto i serpenti. Può mangiare quantità pari al 25% del suo peso corporeo. Ora che è adulta, l’anguilla staziona  molto sul fondo ed è pertanto qui che trova le sue principali fonti di nutrimento. Non solo i piccoli organismi zooplanctonici di cui si nutriva negli stadi giovanili finiscono nel suo stomaco, ma anche altri crostacei come i granchi, pesci come gli spinarelli e data la sua capacità di adattarsi ad habitat vicini alla terraferma (erba, fango e fiumi), si nutre anche d’insetti annegati, lombrichi, vermi del fango e larve di libellule. Un’anguilla adulta che abbia raggiunto la lunghezza di un metro e mezzo, può anche divorare le sue simili più piccole.

    Le prede di minuscole dimensioni come il plancton, vengono ingerite intere, mentre quelle più grandi, triturate dai sottili e appuntiti denti. Vanno a caccia di notte, aiutate da una temperatura più fresca dell’acqua e stando ben nascoste, ad eccezione di qualche schermaglia in cui si mostrano, mentre lottano per contendersi le prede.

    Talvolta s’immergono del tutto sotto la sabbia del fondale, lasciando fuori solo testa e occhi. Al momento opportuno, si catapultano sulla preda di passaggio sporgendo dal rifugio per due terzi del corpo. Un’anguilla può anche mimetizzarsi col fondale evitando di nascondersi e questo grazie al suo pigmento similare.

    L’esigenza di cibo è molto forte; esso serve infatti a compensare i lunghi digiuni dei “tempi duri” legati alle rigide temperature. Per potersi nutrire, le anguille hanno bisogno di una temperatura ambientale che va dai 10°C ai 30°C. Con l’arrivo delle stagioni estreme, le temperature possono salire o scendere in picchiata superando questi valori e quando questo avviene, l’anguilla digiuna. Di conseguenza, è molto frequente che le anguille che abitano i Poli digiunino d’inverno, mentre quelle che abitano la fascia equatoriale digiunino d’estate.

    Per sopravvivere, quando si espongono andando a caccia di cibo, devono prestare molta attenzione ai loro predatori. Tra gli uccelli acquatici il predatore d’eccellenza è il cormorano, ma devono guardarsi le spalle anche da alcuni mammiferi acquatici come le lontre.

     

    ORGANI DI SENSO: UN OLFATTO IMPECCABILE! La rètina dell’occhio è fatta di piccoli coni e bastoncelli; le anguille hanno una rètina particolarmente ricca di bastoncelli e un’iride molto sviluppata. Tuttavia, la vista non è il senso più efficiente. Questo tipo di occhio è così sensibile alla luce, che l’anguilla non riesce a tollerarla. Inoltre, la sua vista si è adattata all’oscurità dei fondali e per questo non raggiunge gli alti livelli di altre creature. Il cristallino è sprovvisto di muscoli e pertanto, non è nemmeno capace di mettere  fuoco.

    Il senso eccellente nell’anguilla è invece l’odorato. La testa è dotata di due coppie di narici; le une anteriori, le altre posteriori. Dal muso sporgono inoltre, due protuberanze laterali olfattive, grazie alle quali l’anguilla è capace anche d’individuare l’odore diluito di una preda e seguirne le tracce.

    Nell’epidermide ha sede il tatto, perché è  cosparsa di cellule sensitive.

     

    LA SUA LISCIA EPIDERMIDE. Le specie del genere anguilla, come lo è la nostra anguilla europea, hanno una pelle che seppure liscia al tatto, è ricoperta di scaglie. Altri anguilliformi come le murene, invece, non le hanno proprio perché non appartengono al genere Anguilla , ma al genere, ad esempio, Gymnothorax nel caso delle murene. Un’ anguilla possiede queste scaglie, eppure al tatto ci sembra liscia. Come mai? Perché negli altri pesci ossei, le squame sono accavallate tra loro, ma nell’anguilla no. Le scaglie compaiono quando un’anguilla ha raggiunto i 18 cm.

    Tra l’epidermide e il derma, hanno sede le cellule germinative. Questa complessa struttura della pelle fa da isolante termico, l’aiuta a sopportare variazioni di salinità e a mettere in atto la respirazione cutanea ( è grazie ad essa che l’anguilla rivela un ottimo adattamento temporaneo, in ambienti a ridotto contenuto di acqua).

     

    LA STRUTTURA DEL CORPO E DELLO SCHELETRO. Il suo scheletro è esile e flessibile; lungo la spina dorsale, una media di ben 115 vertebre permette i movimenti laterali e serpentini, propri del suo nuoto sinuoso.

    La pinna dorsale, anale e caudale sono saldate in un unico nastro chiamato pinna impari.

    Dietro le branchie, due pinne pettorali. Esse sono piccole e arrotondate negli stadi giovanili, per meglio adattarsi alla vita planctonica, ma diventano lunghe e appuntite allo stadio adulto e col sopraggiungere della maturità sessuale, proprio per agevolare la migrazione.

     

    COMPORTAMENTO SCHIVO E SOLITARIO. La luminosità spiccata del giorno costringe l’anguilla a ripararsi tra le rocce. E’più attiva di notte, o di giorno con tempo coperto o temporalesco, poiché tollera meglio questa luce più tenue.

    E’ un animale solitario, anche se alcuni comportamenti di raggruppamento possono trarre in inganno. L’adunanza delle cieche negli estuari è una manovra forzata, data dal fatto che tutto il gruppo ha la stessa rotta migratoria, per cui ciò non costituisce un vero e proprio comportamento.

    Persino i casi in cui decine di anguille si assiepano nello stesso rifugio non lo è. Ciò accade perché i rifugi negli habitat sono ormai ridotti a causa di fattori ambientali come lo sfruttamento e l’inquinamento, non perché le anguille abbiano un’esigenza di aggregazione. Tutt’altro! L’anguilla è profondamente guardinga sul rifugio; una volta occupato lo considera suo territorio e lo difende duramente, anche dalle sue simili!

     

    CREATURE CHE NON HANNO ETA’. Le femmine raggiungono il mezzo metro di lunghezza e i 250gr di peso; i maschi i 40cm e pesano la metà. Hanno quindi un corpo più affusolato. Non è possibile, tuttavia, determinare l’età di un’anguilla dalle sue dimensioni. I ritmi di crescita sono soggetti a continue accelerazioni e ritardi, in relazione alle condizioni del loro habitat. L’inquinamento con conseguente scarsezza di cibo, unito ai digiuni prolungati delle migrazioni e delle temperature estreme, rallentano in maniera drastica la loro crescita. In questo caso, le anguille crescono e maturano in ritardo, potendo così vivere più a lungo. In habitat più idonei, al contrario, il cibo non scarseggia, le temperature sono ottimali e non vi sono particolari situazioni di stress ambientali. Qui, le anguille hanno abbondante disponibilità di cibo, crescono più in fretta, ma purtroppo, riducono anche drasticamente la durata del loro ciclo vitale e muoiono prima.

    Per tutto questo, non è possibile determinare con esattezza l’età di un esemplare, perché sono in gioco tutte queste eventualità. L’età di un’anguilla è legata ai suoi ritmi di crescita, a loro volta vincolati alle condizioni ambientali estremamente variabili. Per questo non la si può determinare. (Marina.celta)

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    Regno:Animalia

    Phylum: Chordata

    Classe: Actinopterygii

    Ordine: Anguilliformes

    Famiglia: Anguillidae

    Genere: Anguilla

    Specie: Anguilla anguilla

     

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    Origine della luna

    Attualità e informazione sul Profondo Blu

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    Che attinenza ha la Luna col Profondo Blu? E’ facile; in alcuni periodi dell’anno, la Luna attira a sé le acque terrestri, facendole sollevare e provocando quel noto fenomeno che prende il nome di: innalzamento delle maree.

    Questo satellite che orbita attorno al nostro pianeta, ha una storia molto complessa, la cui origine è ancora oggetto di opinioni contrastanti. Numerose teorie si sono affacciate sul panorama scientifico, mirate a individuare la sua origine, tuttavia, per ognuna di esse, c’era sempre qualcosa che non andava ed ogni volta, la conoscenza scientifica si ritrovava a dover riformulare tutto daccapo.

    Cercherò di spiegarle tutte, in termini semplici ed essenziali.

    La formulazione delle ipotesi sull’origine della Luna, ha come base la teoria settecentesca del naturalista francese de Buffon, secondo la quale l’Universo, si è formato a partire dalla collisone tra il Sole e un altro corpo celeste vagante. I frammenti sprigionati dal contatto col calore, sono stati eiettati verso l’esterno dove, raffreddandosi e amalgamandosi, hanno dato origine ai pianeti. Apparve quindi chiaro sin dall’inizio, che la nascita della Luna doveva aver seguito una dinamica analoga.

     

    TEORIA DELLA CATTURA. Secondo questa teoria, la Terra e la Luna si sono formate in due zone dello spazio completamente distinte e che, a un certo punto del suo moto, la Luna abbia raggiunto la Terra, rimanendo così catturata nella sua orbita. Questa teoria non fu giudicata possibile, perché quando un corpo compie un moto rotatorio e orbitante, genera una forza centrifuga che tende ad allontanare altri corpi e particelle dal proprio punto di origine. Ne abbiamo una prova quotidiana, osservando la centrifuga di una comune lavatrice domestica, dove la forza centrifuga che agisce, svuota il centro del cestello, spingendo infuori la biancheria. Ne deriva che semmai la Luna avesse raggiunto la Terra, non sarebbe rimasta intrappolata o catturata nella sua orbita, ma al contrario, sarebbe stata schizzata fuori e allontanata nello spazio infinito.

    Successivamente, anche i prelievi di basalto lunare, ad opera della stazione orbitante Apollo, rivelarono che in esso vi era la medesima  quantità degli isotopi dell’ossigeno, presenti nel basalto terrestre. Questa analogia di tipo strutturale, fece precipitare anche l’ipotesi di questa teoria, secondo cui la Terra e la Luna si erano generate in due luoghi diversi dell’Universo.

     

    TEORIA DELL’ACCREZIONE E DELLA NASCITA CONTEMPORANEA. (Ruskol, 1960). Una coltre di gas che avvolgeva la Terra, secondo questa teoria, a un certo punto si è condensata e ha dato vita ad un secondo vortice, da cui si sarebbe generata la Luna. In pratica, la Terra e la Luna si sarebbero formate nella medesima circoscrizione spaziale, ma a partire da due vortici distinti. Quando un vortice risucchia la materia, fino a condensarla e a generare un nuovo pianeta, inizia come un processo di stabilizzazione delle componenti, dove le più pesanti, come il Ferro e il Nichel, tendono a concentrarsi al centro della massa e quindi, nel nucleo, mentre le altre particelle, volatili e più leggere, tendono a disporsi in  superficie. A questo punto, la Luna, per effetto dell’onda d’urto dovuta alle sue collisioni con altri corpi celesti, molto maggiori rispetto alle collisioni della Terra, avrebbe perso i suoi strati di materia più leggeri e periferici. Ciò spiegherebbe la differenza di dimensioni (la Luna è grande ¼ della Terra), ma non la variazione di densità. Poiché questa teoria suppone che la Luna e la Terra abbiano avuto inizio da due vortici dalle medesime modalità cinetiche (i due vortici, infatti, avevano la stessa dinamica di movimento), anche la loro densità di materia avrebbe dovuto essere simile. In realtà, la Luna è un corpo molto meno denso della Terra. Per questa ragione, anche questa teoria si è rivelata inesauriente.

     

    TEORIA DELLA FISSIONE. (1878, George H. Darwin, figlio del celeberrimo Charles). Il corpo della Luna, in origine, era fuso con la Terra e parte integrante di essa. Se ne sarebbe distaccato a partire dall’anello della zona equatoriale. Da questo punto “mediano” della Terra, per effetto della forza centrifuga generata dalla rotazione, si sarebbero distaccati gli elementi più leggeri che in seguito, si sarebbero addensati, dando vita alla Luna. Questa teoria è perfettamente compatibile con la differenza di densità tra Terra e Luna. In effetti, spiega bene perché la Luna, essendosi formata da componenti di materia più leggeri, abbia una densità inferiore a quella del nostro pianeta. Eppure anche questa teoria presentò una grave limitazione. Se fosse realmente accaduto che la Luna si sia distaccata dalla Terra, ciò presuppone che la Terra stesse ruotando ad una velocità impossibile, cioè una velocità in grado di far compiere alla Terra un giro completo in due ore e mezza. Non è assolutamente possibile che la Terra possa mai aver raggiunto una tale rapidità nel compimento di un giorno solare che, come sappiamo, nella nostra attuale era, richiede ben 24 ore.

    Si presentò anche un’altra rilevante contraddizione: se davvero si fosse formata a partire dalla zona equatoriale, che sappiamo essere una zona centrale del nostro pianeta, la Luna avrebbe dovuto descrivere un’orbita con un orientamento perfettamente parallelo a quello della Terra. In realtà, rispetto a quella della Terra, l’orbita della Luna è inclinata.

     

    TEORIA DELL’IMPATTO. Si è arrivati a una tra le conclusioni più probabili solo nel 1974, dopo le missioni di Apollo. La Luna, secondo questa teoria molto attendibile, si è formata dall’impatto tra la Terra e un corpo celeste vagante, che l’aveva accidentalmente colpita. Questa cometa vagante aveva dimensioni cospicue, paragonabili a quelle dell’odierno Marte. L’urto di questo corpo celeste con numerosi asteroidi, deviò la sua traiettoria fino a farlo impattare con la Terra. La collisione avrebbe sollevato frammenti della crosta e del mantello terrestre. L’urto avrebbe poi sprigionato una straordinaria quantità di calore a temperature molto alte (tra i 4000 e i 2000 gradi Kelvin), che avrebbe fatto sciogliere il nucleo del corpo impattante e isolatone le particelle di ferro. Tutti questi detriti sollevati dall’impatto, in seguito si sarebbero addensati dando origine ad una Luna composta dal materiale roccioso proveniente dal mantello terrestre e da un nucleo di materiale ferroso proveniente da quell’antico corpo impattante. Tuttavia, la massa di detriti che avrebbe dato vita alla Luna, non si sarebbe mai potuta sviluppare da un solo impatto. La quantità di detriti sollevatisi, avrebbe potuto costituire una massa pari soltanto a metà dell’attuale massa lunare. Per questo, la teoria in questione è stata sostituita molto recentemente, nel 2001, con la teoria del doppio impatto.

     

    TEORIA DEL DOPPIO IMPATTO. (2001- Robin Canup, ricercatrice americana). Il primo impatto con quell’antico corpo celeste vagante, in seguito battezzato col nome di Theia, avrebbe sollevato una prima nube di materia che si sarebbe disposta attorno alla Terra, formando un anello simile a quelli di Saturno. Questa nube si sarebbe condensata in un secondo tempo, dando origine ad un secondo corpo celeste, che data la sua vicinanza alla Terra, è precipitato su di essa per effetto della forza di gravità, generando così, un secondo impatto. Una seconda nube si sarebbe quindi sprigionata, addensando una nuova quantità di materia maggiore, che avrebbe dato vita al corpo lunare con le dimensioni che conosciamo. (Di Marina.celta)

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