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April 17 Il ciclo delle mareeE’ un fenomeno curioso, ma sta di fatto che la Luna è in grado di sollevare le acque degli oceani, attirandole verso di sé, in un fenomeno che prende il nome di “innalzamento delle maree”. La causa delle maree è la forza di gravità. La Terra, la Luna e il Sole sono tutti dotati di attrazione gravitazionale, cioè la capacità di attirare verso il proprio centro, un qualunque corpo. Pensate all’esempio della pallina che si faceva a scuola: se lascio andare una pallina, cade perché viene attratta verso il centro della Terra. Questa è la forza di gravità. Ne deduciamo che se la Luna è in grado di attirare a sé le acque degli oceani, ciò accade perché la acque subiscono la sua forza gravitazionale. Anche la Terra, però, esercita la sua forza di attrazione verso il proprio centro, lo abbiamo visto con l’esempio della pallina che cade per terra. Perché mai, allora, il mare si solleva verso la Luna e non rimane fermo al suo posto? Perché la forza centrifuga di rotazione terrestre è una forza contraria alla forza di gravità, che spinge i corpi (in questo caso l’acqua) verso l’esterno. Ricordate come funziona la centrifuga di una lavatrice? I panni sono spinti all’infuori, verso il bordo, mentre il centro dell’oblò rimane vuoto. La stessa cosa accade con gli oceani. Il mare, quindi, si espone e viene attratto dalla forza di gravità lunare. Osserviamo il ciclo delle maree nel grafico che segue: Luna nuova (situazione 1). La Luna e il Sole, esercitando una forza di attrazione gravitazionale combinata, attirano verso la loro posizione le acque che vi sono esposte. Dalla parte opposta del pianeta accade il medesimo fenomeno, con la differenza che qui non è provocato dall’attrazione gravitazionale del Sole e della Luna, perché appunto, queste acque ne sono molto lontane. La forza che lo provoca è la forza centrifuga, che agendo più forte di quella gravitazionale, spinge queste acque verso l’esterno. Primo quarto (situazione 2). L’attrazione gravitazionale sulle maree è maggiore verso la Luna rispetto al Sole. Il motivo è che la Luna, pur essendo più piccola del Sole, è anche 400 volte più vicina alla Terra di quest’ultimo. Ecco perché esercita attrazione maggiore. Luna piena (situazione 3). Sia la forza gravitazionale del Sole, sia quella della Luna, si collocano agli opposti e si combinano alla forza centrifuga. Qui la dinamica delle maree assomiglia incredibilmente alla situazione che abbiamo incontrato di luna nuova, com’è evidente dal grafico. Ultimo quarto (situazione 4). Anche qui, come nel primo quarto, la marea tende verso la Luna, piuttosto che verso il Sole. Il volume di acqua soggetto all’attrazione gravitazionale è però meno evidente, perché la forza della Luna e del Sole si sono parzialmente contrapposte e quindi anche parzialmente annullate. Il primo caso e il terzo, quelli con attrazione gravitazionale più evidente, prendono il nome di: marea sigiziale, perché si evidenzia che l’acqua attirata dal Sole e dalla Luna, ha un’estensione maggiore. Il secondo caso e il quarto, dove l’attrazione gravitazionale è minore, prendono il nome di: marea di quadratura, perché come abbiamo visto, si verificano al primo e all’ultimo quarto di Luna. La marea si solleva fino a due volte al giorno. Con la luna nuova o la luna piena, accade che la marea s’innalza da una a due volte nell’arco delle 24 ore, raggiungendo in questi momenti del giorno il suo punto massimo: in una sarà esposta alla Luna, nell’altra si troverà dalla parte opposta. Da un giorno all’altro, però, quel punto massimo d’innalzamento non si presenterà alla stessa ora, perché ogni giorno, la rotazione della luna guadagna 50 minuti sulla rotazione della Terra. Vuol dire che anche le maree slittano di 50 minuti rispetto al giorno precedente. Ci sono anche altre cause, tuttavia, oltre all’attrazione gravitazionale, che influiscono sulle maree. Ogni marea, infatti, deriva da una serie di combinazioni ambientali non solo gravitazionali. Ad esempio l’attrito delle acque col fondale aiuta l’attrazione dell’acqua verso la Luna. Oppure, in altri casi, interviene l’effetto Coriolis, ma questa è un’altra storia che riguarda l’azione dei venti sugli oceani. (Marina.Celta) N.B. Il grafico e il materiale per la realizzazione di questo articolo, li ho tratti dal bellissimo libro: “Il Pianeta Blu” (Rizzoli libri illustrati). April 12 Pino, un pappagllo, un amico che non c'è più
Vi giro un bellissimo racconto dal blog di Mjke. Quello che vedete nella foto era Pino, il suo pappagallo. Con questo intervento voglio testimoniare che anche gli animali esotici, quelli schivi per eccellenza verso l'uomo, hanno la capacità di capire chi di noi sta dalla parte dei "buoni" e che non sarebbe affatto impossibile, con il rispetto adeguato, instaurare un rapporto di fiducia con loro. Buon viaggio, Pino. Hai lasciato qualcosa di grande. Grazie Mjke, per avermi dato la possibilità di diffondere il tuo racconto. (Marina.celta) CIAO…PINO
April 04 Il pesce scatolaQuesto pesce appartiene alla famiglia degli Ostraciidae, che deriva dal greco ostrakon, conchiglia. In effetti, questo minuscolo pesce tropicale è rivestito da un duro carapace, come quello che hanno i granchi e le tartarughe. E’ fatto da minuscole placche ossee saldate fra loro e si apre solo in corrispondenza delle parti legate al movimento, ossia le pinne, e di quelle legate alle percezioni sensoriali, ossia occhi e bocca. Il pesce scatola ha sacrificato la sua mobilità in favore della difesa. A causa della sua durezza, sono venute meno l’agilità e velocità che hanno gli altri pesci. La conseguenza si vede nel suo sistema motorio, dove le pinne motrici non sono affatto, come in altri pesci, le pettorali e la caudale. Per potersi muovere, questo pesce deve fare oscillare necessariamente le pinne che si estendono in senso verticale, quindi la pinna dorsale e quella anale. La pinna caudale (la coda), funge solo da timone e solo nei casi di fuga può comportarsi da acceleratore. Le pettorali sono molto piccole e neanch’esse hanno funzione propulsiva; servono piuttosto a ruotare su sé stesso nei piccoli spazi. Il carapace di questo pesce ha la forma di un parallelepipedo, da cui il nome volgare di “pesce scatola” o “pesce cofano”. La sua forma è leggermente concava lungo i fianchi, un particolare ancor più visibile se si osserva il pesce frontalmente. La sua livrea è particolarmente sgargiante sia per esigenze mimetiche (assomiglia al colore variegato del fondale), sia per avvertire i predatori della sua tossicità. Il pesce scatola, infatti, attacca il suo aggressore secernendo ostracitossina, una sostanza velenosa e mortale. La secerne anche da morto, per questo gli acquariofili devono provvedere immediatamente a rimuovere la carcassa, prima che possa nuocere agli altri ospiti dell’acquario. Il muso dell’adulto è pronunciato, dalla bocca carnosa e dai denti piuttosto scuri e giallognoli, con la punta arrotondata. L’adulto ha una lunghezza maggiore, mentre i piccoli sono più corti, quasi cubici, e chiamati “pesci dado”. Vive lungo le barriere coralline e si stabilisce sui bassi fondali. Si nutre di alghe e invertebrati più piccoli, che stana soffiando sopra sedimenti del fondale. Il corteggiamento e l’accoppiamento sono due pratiche moto curiose: il maschio gestisce un piccolo harem e quando la femmina è pronta a deporre le uova, il maschio la stimola toccandola con la bocca. Nuotano insieme verso l’alto e a questo punto, la femmina rilascia immediatamente le uova che il maschio feconda. Questo rituale di accoppiamento avviene, in genere, al tramonto. (Marina.celta) Pesce scatola giallo o pesce scatola cubo (Ostracion cubicus) Indo-Pacifico, dal Mar Rosso alle isole Hawaii. Misura 45 cm
Pesce scatola a coda blu (Ostracion cyanurus)
Pesce scatola a puntini (Ostracion meleagris) Indo-Pacifico tropicale, dall'Africa Orentale al Messico. Il maschio misura 25 cm, le femmine sono inferiori ai 15 cm. Regno: Animalia Phylum: Chordata Classe: Actinopterygii Ordine: Tetraodontifomes Famiglia: Ostraciidae Genere: Ostracion |
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