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    April 17

    Il ciclo delle maree

    Conoscere il Profondo Blu

    E’ un fenomeno curioso, ma sta di fatto che la Luna è in grado di sollevare le acque degli oceani, attirandole verso di sé, in un fenomeno che prende il nome di “innalzamento delle maree”.

    La causa delle maree è la forza di gravità. La Terra, la Luna e il Sole sono tutti dotati di attrazione gravitazionale, cioè la capacità di attirare verso il proprio centro, un qualunque corpo. Pensate all’esempio della pallina che si faceva a scuola: se lascio andare una pallina, cade perché viene attratta verso il centro della Terra. Questa è la forza di gravità.

    Ne deduciamo che se la Luna è in grado di attirare a sé le acque degli oceani, ciò accade perché la acque subiscono la sua forza gravitazionale. Anche la Terra, però, esercita la sua forza di attrazione verso il proprio centro, lo abbiamo visto con l’esempio della pallina che cade per terra. Perché mai, allora, il mare si solleva verso la Luna e non rimane fermo al suo posto? Perché la forza centrifuga di rotazione terrestre è una forza contraria alla forza di gravità, che spinge i corpi (in questo caso l’acqua) verso l’esterno. Ricordate come funziona la centrifuga di una lavatrice? I panni sono spinti all’infuori, verso il bordo, mentre il centro dell’oblò rimane vuoto. La stessa cosa accade con gli oceani. Il mare, quindi, si espone e viene attratto dalla forza di gravità lunare. Osserviamo il ciclo delle maree nel grafico che segue:

     

    Luna nuova (situazione 1). La Luna e il Sole, esercitando una forza di attrazione gravitazionale combinata, attirano verso la loro posizione le acque che vi sono esposte. Dalla parte opposta del pianeta accade il medesimo fenomeno, con la differenza che qui non è provocato dall’attrazione gravitazionale del Sole e della Luna, perché appunto, queste acque ne sono molto lontane. La forza che lo provoca è la forza centrifuga, che agendo più forte di quella gravitazionale, spinge queste acque verso l’esterno.

    Primo quarto (situazione 2). L’attrazione gravitazionale sulle maree è maggiore verso la Luna rispetto al Sole. Il motivo è che la Luna, pur essendo più piccola del Sole, è anche 400 volte più vicina alla Terra di quest’ultimo. Ecco perché esercita attrazione maggiore.

    Luna piena (situazione 3). Sia la forza gravitazionale del Sole, sia quella della Luna, si collocano agli opposti e si combinano alla forza centrifuga. Qui la dinamica delle maree assomiglia incredibilmente alla situazione che abbiamo incontrato di luna nuova, com’è evidente dal grafico.

    Ultimo quarto (situazione 4). Anche qui, come nel primo quarto, la marea tende verso la Luna, piuttosto che verso il Sole. Il volume di acqua soggetto all’attrazione gravitazionale è però meno evidente, perché la forza della Luna e del Sole si sono parzialmente contrapposte e quindi anche parzialmente annullate.

    Il primo caso e il terzo, quelli con attrazione gravitazionale più evidente, prendono il nome di: marea sigiziale, perché si evidenzia che l’acqua attirata dal Sole e dalla Luna, ha un’estensione maggiore. Il secondo caso e il quarto, dove l’attrazione gravitazionale è minore, prendono il nome di: marea di quadratura, perché come abbiamo visto, si verificano al primo e all’ultimo quarto di Luna.

    La marea si solleva fino a due volte al giorno. Con la luna nuova o la luna piena, accade che la marea s’innalza da una a due volte nell’arco delle 24 ore, raggiungendo in questi momenti del giorno il suo punto massimo: in una sarà esposta alla Luna, nell’altra si troverà dalla parte opposta. Da un giorno all’altro, però, quel punto massimo d’innalzamento non si presenterà alla stessa ora, perché ogni giorno, la rotazione della luna guadagna 50 minuti sulla rotazione della Terra. Vuol dire che anche le maree slittano di 50 minuti rispetto al giorno precedente.

    Ci sono anche altre cause, tuttavia, oltre all’attrazione gravitazionale, che influiscono sulle maree. Ogni marea, infatti, deriva da una serie di combinazioni ambientali non solo gravitazionali. Ad esempio l’attrito delle acque col fondale aiuta l’attrazione dell’acqua verso la Luna. Oppure, in altri casi, interviene l’effetto Coriolis, ma questa è un’altra storia che riguarda l’azione dei venti sugli oceani. (Marina.Celta)

    N.B. Il grafico e il materiale per la realizzazione di questo articolo, li ho tratti dal bellissimo libro: “Il Pianeta Blu” (Rizzoli libri illustrati).

     

    April 12

    Pino, un pappagllo, un amico che non c'è più

    storie di fiducia tra animali e grandi uomini

    Vi giro un bellissimo racconto dal blog di Mjke. Quello che vedete nella foto era Pino, il suo pappagallo. Con questo intervento voglio testimoniare che anche gli animali esotici, quelli schivi per eccellenza verso l'uomo, hanno la capacità di capire chi di noi sta dalla parte dei "buoni" e che non sarebbe affatto impossibile, con il rispetto adeguato, instaurare un rapporto di fiducia con loro. Buon viaggio, Pino. Hai lasciato qualcosa di grande. Grazie Mjke, per avermi dato la possibilità di diffondere il tuo racconto. (Marina.celta)

    CIAO…PINO

     

    .............................

    Un giorno mi capito’ di entrare in un negozio d’animali

    una specie di ipermercato di piante ed animali in genere

    PER tanti anni ho avuto il mio cane…….Full poi tanti gatti molto liberi di entrare ed uscire da casa quando volevano e 2 in particolare mi sono rimasti nel cuore

    Uno lo chiamai con nome e cognome del mio miglior amico dell’epoca e forse anche odierno’’FILIPPO CAGNONI’’

    L’altro è ancora in vita ma mi fu’ ‘’scippato’’dalla mamma della mia compagna Vanna dopo una vacanza in….CORSICA…si era affezionata e dopo l’affido estivo non ce la rese piu’

    Ora ha 15 anni e si chiama ‘’GATTA’’.

    PER un lungo periodo a causa del lavoro che facevo e anche della voglia di divertirmi sempre in giro con gli amici per feste discoteche ecc ecc non ho sentito il bisogno o la voglia di avere animali a casa.

    UN po’ l’ho gia’ spiegato nella storia mia e dei miei cani ero diventato un freddino nel rapporto con gli animali

    CAPITO’pero’ che un giorno vidi 2 ragazzi con un piccolo pappagallino che se ne stava bello tranquillo anzi sembrava divertito ..sulla spalla di uno dei 2………rimasi folgorato dalla cosa.era un INSEPARABILE.

    Come sono solito fare mi sono informato subito dell’eventuali esigenze di questi pennuti e mi venne una grande voglia di acquistarne uno ..e lo feci….lo chiamammo GULLIVER.

    Era simpaticissimo e lo regalai a Vanna la mia compagna e da subito decidemmo che doveva stare libero  e infatti lo abituammo da subito a stare piu tempo possibile con noi.soprattutto con lei.BASTO ‘ pochissimo tempo e il piccoletto si abituo’ a fare tutto con lei.da andare al lavoro……..ad andare a correre…insommauna vita in simbiosi con VANNA…ma anche con me era molto espansivo e veniva spesso a rifugiarsi dentro la mia maglietta o camicia per farsi un riposino o semplicemente per farsi grattare la testolina.

    Imparo’ come  tutti i nostri animali o quas ia conoscere la CORSICA a venire in spiaggia e al fiume con noi insomma penso che se la sia spassata abbastanza o perlomeno lo spero.

    Con Gulliver è nata la mia Passione per i pappagalli.

    Io non sono per l’acquisto di animali esotici ma in quel periodo come ora ho una forte passione per i cani ero veramente molto attratto da questi pennuti di grande intelligenza e comunicativita’e cominciai a studiarli un po’.

    GULLIVER rimase con noi piu’ di 3 anni era un rompiscatole incredibile super viziato e la sua presenza in casa si sentiva eccome tra fischi e richiami vari o richieste di cibo.

    MA una sera come era solito fare volo’ dalla sua gabbietta sempre aperta per venire a farsi un riposino dentro la maglietta di VANNA…si poleggio’ come dico io ma dopo un po’ ci rendemmo conto che non dormiva……….ci aveva lasciati probabilmente a causa di un’infarto…una delle cause di morte piu frequenti con la polmonite di questa specie.

    GIURO che eravamo veramente distrutti dall’accaduto increduli  ma soprattutto nei giorni successivi ci rendemmo conto di quanto ci ‘’riempiva’’la casa…di quant’affetto era capace di donarci.di quanto ci mancava.

    In questi casi come succede a molti decidemmo di non voler piu’ animali

    Ci si affeziona troppo e poi se spariscono o vengono a mancare rimane sempre un senso di vuoto

    enorme

    Allora mi concentrai piu’ che altro su un’altra passione a me cara

    I BONSAI

    Io non ho dei veri e propri bonsai ma diciamo delle piantine che faccio nascere da semini o talee

    E che oramai curo da anni…il piu’ vecchio è un melograno che oramai ha quasi 20 anni.

    Queste piantine hanno bisogno di parecchi accorgimenti per farle vivere bene

    Bisogna concimarle,cambiare vaso quand’è ora e usare dei terricci particolari.

    Cosi’ un giorno mi recai nel solito negozio di piante e animali che frequento per questi acquisti.

    Mi soffermavo sempre a guardare i Pappagalli e uscivo spesso un po’ triste un po’ pensando a Gulliver un po’ per le cattive condizioni delle gabbiette nelle quali vivevano.

    Ce n’erano un po’ di tutti i tipi dai piccoli inseparabili agli AMAZZONI ai CACATUA e anche gli ARA

    Mi divertivo a passare un po’ di tempo con loro… .ad allungargli qualche seme di girasole o a giocare con quelli poco aggressivi.

    I pappagalli come i cani sono animali territoriali e quando sono nella loro gabbia non è consigliabile allungare le ditina perche’sono di beccata facile.

    Anche in questo caso bisogna imparare a riconoscere i segnali che ti mandano…altrimenti addio dito.

    Regolarmente dopo poco venivo ‘’ripreso’’dai commessi del negozio perché anche se mi conoscevano e sapevano che sapevo tranquillamente capire il loro modo di fare per schivarne i morsi……..il la gente che era nel negozio dopo mi avrebbe emulato con forse le conseguenze che vi ho appena spiegato.

    INSOMMA ero visto come capita a volte anche ore come il ‘’rompiballe’’ della zona.

    CAPITO’un giorno che girovagando tra le gabbiette mi soffermai a guardarne uno mai visto prima……….sembrava molto aggressivo e me lo confermarono anche i commessi.

    Mi misi li a guardarlo un po’e se c’era il personale di servizio si comportava come una ‘’iena’’ma se eravamo soli mi guardava con aria sospettosa ma calma.

    Rimasi li a guardarlo per un’oretta poi decisi di andarmene…e proprio quando gli girai le spalle..

    Lui esordi con un forte……….CIAO.

    Mi girai e non dico balle sembrava che mi guardasse mentre me ne andavo

    E si era anche avvicinato molto alla porticina tipica delle gabbiette da pappagallo…….

    Tornai indietro incuriosito mi misi a guardarlo………..anche lui lo fece…..e piano piano si avvicino’ a me per farsi grattare la testa…………..ribadendo mentre lo facevo un altro ……….CIAO

    Gli grattai la testa per una mezz’ora e ad un certo punto passo’ la solita commessa che pero’ questa volta rimase abbastanza incredula……….quel pappagallo era solitamente molto aggressivo tant’è che facevano fatica anche a pulirgli la gabbia(……….diciamo che la gabbia era solo piu’ sporca delle altre gia’ sporchissime).

    Dopo un po’ decisi di andarmene….e lui esordi’ con un altro CIAO.ma questa volta non mi fermai  e andai a casa.

    La sera raccontai pero’ l’accaduto a Vanna…la cosa mi era rimasta impressa…..e anche in questo caso………come quando t’innamori avevo un chiodo fisso in testa

    Quello strano pennuto della razza PIONUS SENILIS.

    Insomma il giorno seguente ritornai al negozio per giocare un po’ con lui e sucessero le stesse cose….tanti CIAO e tante grattate di testa sempre con l’incredulita’ dei commessi che continuavano a confermarmi che era veramente aggressivo…………..NON CON ME PERO’.

    Mi proposero di acquistarlo facendo leva sul fatto che col suo caratterino difficilmente l’avrebbero venduto e forse rimandato all’allevamento di provenienza…e che invece con me si comportava bene..in pratica continuavano a dirmi che mi aveva sposato.

    Ne parlai con VANNA eravamo tutti e due un po’ restii un po’ perche Gulliver era scomparso da non molto un po’ perché il costo non era indifferente tra il suo acquisto e l’acquisto di una gabbia grande… piu’ tutti gli accessori del caso per farlo vivere bene e soprattutto in ‘’semiliberta’’

    Come al solito fui preso dai miei pensieri…………..lo prendo………..non lo prendo……..lo prendo…………non lo prendo

    LO PRENDO decisi

    Ma come mi succede spesso presi la decisione di sera a negozio chiuso con una voglia bestiale di andarlo a prendere………come un bambino …………

    Il giorno dopo mi precipitai subito….all’apertura del negozio e dopo aver scelto tutti gli accessori del caso per farlo vivere……in una piccola reggia….arrivo’ il momento di tirarlo fuori dalla ‘’putrida’’gabbietta.

    Ci volle circa una mezz’ora…………lui era veramente super incavolato e non voleva farsi toccare da nessuno……ma dopo alcune peripezie e anche tante beccate il commesso riusci a prenderlo…..lo mise in nella classica scatola di cartone che si usa in questi casi….

    Parlando con i ragazzi del negozio chiesi loro se gli avevano gia’ dato un nome…..e loro mi dissero che da tempo lo chiamavano   PINO……derivato dal nome della sua razza PIONUS SENILIS

    e PINO fu’

    Appena arrivati a casa lo liberai…..era terrorizzato …camminava sul pavimento con fare da ‘’smarrito’’

    Gli lasciai perlustrare tutta la casa mentre io ero li tutto intento a montare la ‘’mini reggia’’ che gli avevo acquistato…………..sicuramente una gabbia aperta adatta ad un pappagallo di dimensioni piu’ grandi rispetto alle sue.

    Finita quest’operazione mi misi a leggere i suoi documenti…il cites…la provenienza e l’eventuale allevamento.

    Mi resi conto subito che al negozio non mi avevano detto la verita’

    Lui

    Non era stato allevato

    Lui

    Era un pappagallo di cattura proveniente dalle montagne del NICARAGUA

    E fu cosi’ che cominciai a spiegarmi la sua aggressivita’

    Verso l’uomo.

    Imparato questo il primo passo che mi venne in mente di fare sapendo che gli animali esotici possono trasmettere malattie anche mortali per l’uomo fu’ chiaramente quello di andare da un veterinario specializzato in pennuti stranieri.

    Facemmo gli esami che risultarono negativi ma…il veterinario mi fece notare subito una sua menomazione

    Quando catturano i pappagalli è prassi ‘’amputare le ali’’perché non volino via

    E a lui purtroppo non avevano tagliato solo delle penne …….ma le REMIGANTI….quelle che servono a volare.

    Lui non avrebbe mai piu’  potuto volare

    E io ci rimasi malissimo

    Povero

    NEL primo periodo di ambientamento PINO era veramente tenerissimo

    Sembrava un altro rispetto al negozio

    Era tra l’impaurito e l’affettuoso

    Cercava il contatto ma non si fidava poi troppo quindi io la losciavo libero di decidere cosa fare

    Se mi veniva vicino lasciavo che si arrampicasse su di me per raggiungere la mia spalla ma il piu’ delle volte arrivato li in alto si spaventava e si ‘’lanciava’’per scappare cadendo sempre rovinosamente contro qualche mobile o per terra……….ah ah ……non dovrei ridere ma era veramente buffissimo vederlo cadere per poi camminare per terra ‘’sculettando’’ come un pollo  con aria quasi vergognosa o offesa.

    PASSAVA il tempo e chiaramente le cose andavano sempre meglio

    Ora mi fidavo anche a tenergli la gabbia(che noi abbiamo sempre chiamato casina)aperta tutto il giorno

    L’unico rischio era che non potendo volare……e avendo il vizio di lanciarsi per andare in esplorazione

    Dopo non riusciva piu’ a rientrare a casina……e non so’ se lo sapete i pappagalli mangiano in continuazione………sgranocchiano …mordicchiano e se rimangono ore senza farlo è un po’ un rischio per la loro salute ma soprattutto per i mobili di casa……..che chiaramente nel tempo ci ha quasi distrutto.

    NON ci volle poi molto tempo per il suo ambientamento definitivo…era sempre coccolatissimo ..libero di muoversi ovunque e stava imparando anche ad interagire con noi….facendo richieste del nostro cibo(andava matto per le patate al forno..e anche la carne di tutti i tipi).

    In tutti gli anni di vita in comune la cosa piu’ buffa erano sempre le vacanze in campeggio.

    La gente guardava me e VANNA come fossimo 2 pazzi furiosi…..sempre in giro con sto pappagallo libero al seguito…e il massimo lo si raggiungeva in spiaggia dove LUI aveva il suo ombrellone personale e trasportino in vimini che regolarmete sbranava in pochissimo tempo noi solo i teli da mare.

    eravamo abituati alla cosa ma la gente che passava…soprattutto i bambini andavano giu’ di testa nel vedere PINO libero di girare dove voleva sempre pero’ sotto controllo del nostro occhio vigile per evitare agguati di eventuali gatti o cani.

    I pappagalli sono bellissimi io come ‘’testa’’li paragono un po’ ai cani volendo gli si possono insegnare tante cose e soprattutto loro imparano ad interagire con noi.si fanno capire e molto bene…quindi il rapporto diventa molto affettivo e stretto da parte di tutti e due.

    Loro in natura sono abituati a formare delle coppie..fanno una vita comune si aiutano in tutto soprattutto nelle pulizie personali..infatti sto’ scemotto nel periodo del cambio di piume scendeva sempre dalla sua casina..mi veniva incontro e arrivato vicino a me mi faceva capire che dovevo aiutarlo a liberare le nuove piume dalla cera.

    Loro in questo periodo hanno tantissime piumine avvolte da una sostanza molto simile alla cera e passano gran parte del tempo a cercare di liberare le piume da questa ma chiaramente ci sono punti del corpo dove non arrivano e allora interviene in aiuto il compagno(io questo caso io)…alla fine diventa come un rituale giornaliero …sembra quasi un modo per consolidare l’amicizia.

    AVEVA certamente anche i suoi lati negativi…..a volte era difficilissimo pulirgli la casina…..lui era molto territoriale e se non voleva cercava di ‘’spezzarci le ditina’’

    Anche su di lui avrei tantissimi aneddoti da raccontare………dai bagnetti in mare…al fiume…cadute varie….anche aggressioni da parte di cani e gatti….perchè prima di avere Ghita  al parco d’estate ci andavo con lui…..me lo mettevo in spalla….raggiungevo la mia panchina preferita…..lo mettevo sul ‘’suo’’alberino…e passavamo il nostri momenti di relax all’aria aperta come sono solito fare.

    Lui è stato suo malgrado anche la causa di una lunga riflessione per l’adozione di Ghita…..non pensavo di poter fare andare d’amore e accordo un pit bull e un pappagallo ma studiando il comportamento dei cani e applicando alcune regolette consigliato da una comportamentalista è da subito tutto filato liscio………in pratica usando il cibo……abbiamo fatto capire a Ghita che nella scala gerarchica familiare PINO era piu’ importante e infatti……..anche negli ultimi tempi Ghita lo ha sempre rispettato anche quando PINO la molestava andando a disturbarla nella sua cuccia.

    Non so se lo sapete ma i pappagalli sono dei gran casinari…..e fanno un sacco di sporco quando mangiano….e Ghita perennemente a dieta a causa delle sue artrite che mi obbligano a tenrela leggera come peso…e sempre in cerca di qualcosa da scroccare….e visto che quel ‘’merdone’’ di Pino era abituato a sporcare il pavimento in prossimita’della gabbia…la ghitona a mo’ di aspirapolvere faceva sempre il suo giretto perlustrativi per vedere di accaparrarsi qualche scarto……..e LUI?

    LUI era molto territoriale e quando la vedeva avvicinarsi cominciava a borbottare…a gonfiarsi tutto…………provava a beccarla….ma non riuscendo mai nel suo intento…..studio’ il sistema ‘’BOMBARDIERE’’…….ne studiava i movimenti……..la seguiva dall’alto della casina……..prendeva la mira……….e……….via un ‘’caccone’’in testa ,in faccia,o sul dorso della malcapitata ghitona…………la prima volta che abbiamo visto la scena  siamo morti dal ridere.

    Anche di Pino potrei raccontare tanti aneddoti…….potrei raccontarvi della malattia che l’ha colpito…..delle difficolta’che abbiamo avuto nell’applicare la sua complicata terapia….ma non mi sembra giusto ricordarlo cosi’……

    LUI era un tipo allegro e pieno di se………sempre pronto a dirci’’CIAO PINO’’…….al nostro rientro a casa…….o per ottenere qualcosa……..

    ORA che sono passati quasi tre mesi dalla sua morte….guardando l’angolo  dove viveva..e dove era posizopnata la sua gabbia….ci fa’ venire il magone e subito ci rendiamo conto di quant’è vuota la casa senza di lui…..forse sembro esagerato ma vi assicuro che oramai dopo 11 anni di convivenza conPino….sia io che Vanna eravamo abituati a tenere certi comportamenti…e anche ora che non c’è piu’ …..a volte ci vengono automatici…..e quando ce ne rendiamo conto….ci intristiamo un po’

    ORA pero’rispetto i primi ai primi tempi riaffiorano i ricordi simpatici e anche se io non sono abituato a umanizzare gli animali……so che lui vorrebbe essere ricordato casinaro canterino e mangione…….insomma un buffo tipo con tanto cuore.

    CHE dire caro PINO ci manchi tanto ….ma la tua simpatia e affetto rimarra’ un dolce ricordo scolpito nei nostri cuori…..per sempre

    CIAO PINO

    Mjke Vanna Ghita

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    April 04

    Il pesce scatola

    Pesci del film Profondo Blu

    Questo pesce appartiene alla famiglia degli Ostraciidae, che deriva dal greco ostrakon, conchiglia. In effetti, questo minuscolo pesce tropicale è rivestito da un duro carapace, come quello che hanno i granchi e le tartarughe. E’ fatto da minuscole placche ossee saldate fra loro e si apre solo in corrispondenza delle parti legate al movimento, ossia le pinne, e di quelle legate alle percezioni sensoriali, ossia occhi e bocca.

    Il pesce scatola ha sacrificato la sua mobilità in favore della difesa. A causa della sua durezza, sono venute meno l’agilità e velocità che hanno gli altri pesci. La conseguenza si vede nel suo sistema motorio, dove le pinne motrici non sono affatto, come in altri pesci, le pettorali e la caudale. Per potersi muovere, questo pesce deve fare oscillare necessariamente le pinne che si estendono in senso verticale, quindi la pinna dorsale e quella anale. La pinna caudale (la coda), funge solo da timone e solo nei casi di fuga può comportarsi da acceleratore. Le pettorali sono molto piccole e neanch’esse hanno funzione propulsiva; servono piuttosto a ruotare su sé stesso nei piccoli spazi. Il carapace di questo pesce ha la forma di un parallelepipedo, da cui il nome volgare di “pesce scatola” o “pesce cofano”. La sua forma è leggermente concava lungo i fianchi, un particolare ancor più visibile se si osserva il pesce frontalmente.

     

    La sua livrea è particolarmente sgargiante sia per esigenze mimetiche (assomiglia al colore variegato del fondale), sia per avvertire i predatori della sua tossicità. Il pesce scatola, infatti, attacca il suo aggressore secernendo ostracitossina, una sostanza velenosa e mortale. La secerne anche da morto, per questo gli acquariofili devono provvedere immediatamente a rimuovere la carcassa, prima che possa nuocere agli altri ospiti dell’acquario. Il muso dell’adulto è pronunciato, dalla bocca carnosa e dai denti piuttosto scuri e giallognoli, con la punta arrotondata. L’adulto ha una lunghezza maggiore, mentre i piccoli sono più corti, quasi cubici, e chiamati “pesci dado”.

    Vive lungo le barriere coralline e si stabilisce sui bassi fondali. Si nutre di alghe e invertebrati più piccoli, che stana soffiando sopra sedimenti del fondale. Il corteggiamento e l’accoppiamento sono due pratiche moto curiose: il maschio gestisce un piccolo harem e quando la femmina è pronta a deporre le uova, il maschio la stimola toccandola con la bocca. Nuotano insieme verso l’alto e a questo punto, la femmina rilascia immediatamente le uova che il maschio feconda. Questo rituale di accoppiamento avviene, in genere, al tramonto. (Marina.celta)

    Pesce scatola giallo

    o pesce scatola cubo

    (Ostracion cubicus)

     

    Indo-Pacifico, dal Mar Rosso alle isole Hawaii. Misura 45 cm

     

    Pesce scatola a coda blu

    (Ostracion cyanurus)

     

     

    Pesce scatola a puntini

    (Ostracion meleagris)

     

    Indo-Pacifico tropicale, dall'Africa Orentale al  Messico. Il maschio misura 25 cm, le femmine sono inferiori ai 15 cm.

    Regno: Animalia

    Phylum: Chordata

    Classe: Actinopterygii

    Ordine: Tetraodontifomes

    Famiglia: Ostraciidae

    Genere: Ostracion