Marina's profileProfondo BluPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    July 21

    Foca monaca delle Hawaii: proteggiamo il suo habitat

    L'angolo delle petizioni

     Proteggiamo l’habitat delle foche monache hawaiane in pericolo

     

    Destinatario: Servizio per la Fauna Ittica e Selvatica degli Stati Uniti.

    Promossa da: Care2.com

    La foca monaca delle Hawaii è uno dei mammiferi marini più in pericolo al mondo. La sua popolazione è colata a picco a 1200 animali e gli esperti affermano che precipiterà sotto le 1000 foche nel giro di pochissimi anni. Eppure l’amministrazione Bush si è rivelata restia a proteggerne gli habitat in condizioni critiche. I tre quarti delle isole designate ad habitat per le foche monache hawaiane potrebbero essere sommersi prima della fine del secolo a causa del surriscaldamento globale. Meno di 50 anni fa una delle aree riproduttive e di stazionamento principali ricopriva più di 110 acri. Oggi ne restano solo 40. E mentre le spiagge svaniscono sotto la coltre d’acqua, sono ancora meno le aree sicure dove le foche possano mettersi in salvo dagli squali. La conseguenza è che stanno morendo moltissimi cuccioli ed esemplari giovani. Oltre questo, la perdita dell’habitat potrebbe realmente significare sottoporre queste foche già in pericolo, ad una minaccia ancora più grave. Aiuta a prevenire l’estinzione della foca monaca hawaiana. Chiedi al Servizio per la Fauna Ittica e Selvatica degli Stati Uniti di proteggere gli habitat critici per questa parte molto stimata dell’eredità naturalistica delle Hawaii.

    Corpo della email così come verrà inviata:

    Noi sottoscritti, siamo consapevoli del futuro che attende la foca monaca hawaiana, la specie di foca più in pericolo negli Stati Uniti. Avremmo urgente bisogno che l’habitat critico della Grande Isola delle Hawaii riceva protezione legale, necessaria appunto a scongiurare l’estinzione della foca monaca hawaiana. La designazione ad habitat critico ne assicurerebbe la gestione in linea con i dettami sanciti dall’Atto sulle Specie Protette. Dalla metà degli anni Cinquanta, la popolazione delle foche monache è declinata rapidamente fino a soli 1200 esemplari rimanenti. Scarsità di cibo, caccia a opera di squali, surriscaldamento globale e innalzamento del livello del mare, intrappolamento nelle reti da pesca, malattie, disturbi e perdita dell’habitat, l’industria ittica e l’inquinamento, sono tutte minacce che stanno portando questa popolazione già ridotta, sull’orlo di una vera e propria estinzione. Dal 2006 la foca monaca hawaiana possiede un habitat esclusivo presso un lontano arcipelago a nordovest delle Hawaii. Ma sfortunatamente tre quarti di quel santuario potrebbero essere sommersi prima della fine del secolo a causa del surriscaldamento del pianeta. E poiché attualmente esiste un habitat critico comunque importante per proteggere questa foca, è assolutamente indispensabile che ne vengano intensificate le misure di protezione, essenziali perché la popolazione possa stabilirsi. Fonti scientifiche affermano che l’opportunità ideale per il ricovero di questi esemplari in diminuzione sia la Grande Isola delle Hawaii. E’ per questo che vi chiediamo di migliorare l’habitat critico della foca monaca hawaiana, per accorparvi aree adibite ad habitat presso le spiagge, lingue di sabbia, isolotti, acque lagunari, scogliere internate e le acque oceaniche che circondano proprio tutte le Isole Hawaii. Potenziare la crescita della popolazione, ampliare l’habitat e garantire una maggiore disponibilità di cibo nella Grande Isola Hawaii, potrebbe essere fondamentale per la sopravvivenza e lo stanziamento della foca monaca hawaiana. Grazie per la vostra considerazione. [Qui compariranno i tuoi commenti personali]

    clicca qui per firmare

     

    July 18

    Contro la caccia da pinne di squalo

    L'angolo delle petizioni

    Per favore, sul sito di Care2 stanno chiedendo di abolire una scappatoia per proibire la caccia alle pinne di squalo, perchè questi sciagurati per un paio di pinne ammazzano tantissime di queste creature lasciandole in mare sanguinanti e ormai ridotte a migliaia di carcasse che non sono più utli a nessuno. Aiutiamoli ad alzare la voce. Vi lascio la traduzione  del messaggio principale e del corpo dell'email che spero invierete. Un grazie sentito a chi vorrà aderire dalla vostra Marina.

    Squali Squarciati e Lasciati Morire – Fuorilegge Una Volta per Tutte la Pratica delle Pinne di Squalo

    Destinatario: Senato degli Stati Uniti

    Sponsorizzato da: Oceana

    Nel 2000, il governo ha decretato l’Atto di Proibizione delle Pinne di Squalo, con il proposito di fermare la caccia agli squali per le loro pinne. Questo atto ha reso illegale avere a bordo su un’imbarcazione da pesca, le pinne di squalo senza la loro relativa carcassa.

    Ad ogni modo, i pescatori possono ancora sottrarre alla carcassa e portarle a terra, pinne in un quantitativo limitato. Un sistema di ridimensionamento non è il modo migliore per dare forza al bando delle pinne, perché presuppone che ci siano ancora carcasse che possano essere gettate in mare. Per di più sarebbe difficile provare che le carcasse imbarcate combacino realmente con le pinne che si trovano a bordo e ciò significherebbe permettere di portare a terra anche pinne provenienti da specie protette.

    Il nuovo Atto di Conservazione degli Squali del 2008 obbliga tutte le imbarcazioni, non solo quelle da pesca, ad attenersi a questa legge e rimuove il limite alla quantità di pinne sottratte alle carcasse. Inoltre, il provvedimento sostiene i vari sforzi internazionali atti a proteggere le popolazioni di squali. Dì al Congresso di fare ciò che credevano di aver fatto otto anni fa: chiudere tutte le scappatoie all’Atto di Proibizione delle Pinne di Squalo.

      Ecco il corpo dell'email così come verrà inviata:

    Gentili membri del Congresso, vi sollecito a sostenere l’emendamento HR 5741, l’Atto per la Conservazione degli Squali del 2008. Ogni anno, gli esseri umani uccidono più di cento milioni di squali per il mondo. Gli squali sono altamente vulnerabili alle pressioni delle attività umane per via della loro crescita lenta e del loro basso potenziale riproduttivo. Ogni anno vengono uccisi dieci milioni di squali soltanto per le loro pinne. Il Congresso ha già varato nel 2000 l’Atto di Proibizione delle Pinne di Squalo, per mettere fine a questa pratica nelle acque degli Stati Uniti. Tuttavia, una decisione recente della corte ha rivelato una scappatoia nell’Atto e l’emendamento HR 5741 sta cercando appunto di chiudere questa scappatoia e migliorare la gestione e conservazione degli squali. [Qui verrà inserito un vostro eventuale commento personale] L’Atto di Conservazione degli Squali del 2008 richiederebbe che tutti gli squali vengano condotti a terra con le loro pinne. Inoltre permette agli Stati Uniti di prendere provvedimenti contro gli stati che non abbiano adottato interdizioni contro le pinne di squalo alla stessa maniera. L’emendamento HR 5741, l’Atto di Conservazione degli Squali del 2008, migliorerebbe la gestione della pesca di squali e promuoverebbe la conservazione degli stessi nelle acque statunitensi e non. Vi prego di sostenere questa legislazione importante aderendo all’Atto per la Conservazione degli Squali del 2008 e votando sì per convertire questa proposta in legge vera e propria. Cordialmente [Qui comparirà il vostro nome]

    Clicca qui per firmare

     

    July 16

    La medusa

    Crostacei, molluschi, coralli, mammiferi e uccelli marini

    Una medusa quadrifoglio (Aurelia aurita)

    Mai come quest’anno è stata riscontrata una presenza tanto massiccia di questi animali lungo i nostri litorali. Le meduse, dall’aspetto delicato, ma dalle implicazioni pericolose, vivono infatti in gruppi molto numerosi, in vere e proprie colonie. La loro presenza lungo i nostri litorali viene erroneamente attribuita alla torpidità dell’acqua, ma in realtà il fattore che le attira in una zona marittima piuttosto che in un’altra, è la temperatura calda tropicale, quella del loro habitat ideale. In questo articolo ho scelto di soffermarmi su una delle ben 4000 specie di meduse esistenti sul globo: la medusa quadrifoglio (Aurelia aurita), la più comune, quella dai tentacoli particolarmente sottili e la colorazione più trasparente. Il suo nome scientifico deriva dal latino “auris”, orecchio, perché le sue sacche genitali, come vedremo, hanno la caratteristica forma di un orecchio. Il quadrifoglio ricorda invece la loro disposizione. Osserviamo da vicino un po’ della vita biologica di questa creatura a tratti fiabesca, a tratti inquietante.

    Una medusa quadrifoglio (Aurelia aurita)

    UN MINUSCOLO OMBRELLO FLUTTUANTE

    La medusa quadrifoglio allo stadio adulto è dotata di un ampio cappello, del diametro di 15-20 cm. La forma è a ombrello perché assomiglia alla porzione di una sfera, la cui circonferenza base aumenta gradualmente verso il basso. Lungo il margine di questa circonferenza si notano appena delle piccole rientranze, simili ai bordi scheggiati di un bicchiere, dove la medusa ha sviluppato i suoi organi di senso: gli ocelli, piccoli occhi dotati di retina e cristallino; gli statocisti, adibiti all’equilibrio e alla percezione dello spazio (quindi vere e proprie orecchie) e in ultimo le fossette olfattive che presiedono il senso dell’odorato. Ai bordi della circonferenza, lunghi e sottili come capelli, partono i tentacoli. All’interno, in posizione centrale e nascoste dai tentacoli, ci sono quattro braccia a forma di nastro al centro delle quali, immediatamente sotto l’ombrello, si apre la bocca. Grazie a queste braccia la medusa afferra la preda e se la porta alla bocca, ma nelle femmine costituiscono anche un supporto adesivo per la custodia delle uova. La bocca comunica con lo stomaco, dal quale si dipartono, verso le regioni periferiche del cappello, numerosi canali radiali (visibili in trasparenza all'interno del cappello, foto in alto), l’equivalente dei nostri vasi sanguigni che trasportano i principi nutritivi alle cellule. Attorno a bocca e stomaco sporgono le sacche genitali che producono le uova nelle femmine e lo sperma nei maschi. In ogni esemplare queste sacche sono quattro e nella medusa quadrifoglio, come suggerisce il suo nome in latino di Aurelia aurita, hanno forma di orecchio. Il movimento della medusa avviene per propulsione a getto d’acqua, esattamente come abbiamo visto nel polpo; la medusa raccoglie l’acqua all’interno dell’ombrello e la espelle con rapidi getti che la fanno avanzare in direzione opposta ai tentacoli, grazie a rapide spinte.

    DAL MODO DI ALIMENTARSI, LA PERICOLOSITA’ DI QUESTO ANIMALE

    La medusa ha un’alimentazione differenziata da specie a specie. Ognuna si nutre di zooplancton, in particolare di copepodi, ma ci sono eccezioni. La medusa luminosa (Pelagia noctiluca) che è una presenza costante del Mediterraneo e dei nostri litorali, si ciba anche di altre meduse. Sia essa, sia la medusa quadrifoglio (Aurelia aurita) si nutrono anche di larve della loro stessa specie, con la differenza che la medusa quadrifoglio è l’unica medusa che si nutre anche di fitoplancton, quindi erbivora. Per potersi alimentare e garantirsi un apporto nutritivo adeguato, la medusa deve ingerire ogni giorno una quantità di cibo pari al proprio peso corporeo e non è affatto poco, se consideriamo che pesa tra 1 e 10 kg. Avete mai immaginato cosa vorrebbe dire mangiare tanto quanto pesiamo? Vuol dire che se un uomo pesa 70 kg, ogni giorno dovrebbe mangiare 70 chili di cibo! Lo stomaco delle meduse, per questo, è anche molto capiente e abituato a una digestione talmente rapida che deve risolversi nel giro di pochissime ore. Però le larve e microrganismi planctonici non sono in grado, da soli, di rifornire adeguatamene una medusa; per questa ragione, nella sua dieta rientrano anche interi banchi di pesci. La medusa luminosa (Pelagia noctiluca), che vediamo in una bellissima foto qui sotto, deve il suo nome al fatto che è dotata di bioluminescenza.

    Una medusa luminosa (Pelagia noctiluca)

    La trappola con cui la medusa va a caccia, sono i suoi tentacoli. La preda che li tocca, fa scattare un meccanismo di trasmissione delle informazioni al sistema nervoso della medusa e nel giro di un brevissimo istante, quella preda diviene del tutto incapace di lottare e divincolarsi. La sensazione tattile fa scattare subito degli uncini minuscoli posti lungo i tentacoli, i quali afferrano saldamente la preda. I tentacoli sono anche cosparsi di nematocisti, quelle cellule velenose che abbiamo conosciuto nell’anemone del pesce pagliaccio, ricordate? I nematocisti si rompono e introducono il veleno nella ferita che gli uncini hanno provocato alla preda. Quando quest’ultima viene ridotta alla più totale impotenza, ecco che la medusa l’afferra con le sue braccia centrali e la porta alla bocca per divorarla. Dalla bocca, il cibo ingerito transiterà per lo stomaco, dove verrà decomposto, digerito e trasformato in sostanze utili, pronte per l’assimilazione.

     

    Questa medusa nella foto sopra, per mangiare si è capovolta. Ha portato indietro i tentacoli lasciando esposta la bocca per ricevere il plancton, che scendendo dlla superficie in profondità, è finito tra le sue fauci.

    DUE POSSIBILITA’ PER VENIRE ALLA LUCE

    Per capire come si riproduce una data specie di medusa, bisogna ricercare la sua classificazione scientifica e in base ad essa, stabilire se si tratta di una medusa idroide o di una scifomedusa. La differenza principale è che la medusa idroide è più antica e composta per il 98% di acqua, mentre una scifomedusa ha dimensioni maggiori e il tessuto appena un po' più consistente e gelatinoso. E' per questo che in inglese la medusa si chiama "jellyfish"; proprio perchè sembra una gelatina. Rispetto alle idromeduse, una scifomedusa è proprio colei che rientra nella nostra idea più oggettiva di questa creatura: la medusa, proprio come noi la intendiamo. Le scifomeduse, tra le quali rientrano la medusa quadrifoglio e la medusa luminosa che stiamo esaminando, essendo più grandi e più evolute, hanno sviluppato un sistema riproduttivo sessuato, basato cioè sulla fecondazione. Vuol dire che per potersi riprodurre, la cellula uovo femminile deve congiungersi con quella spermatica maschile; è questo, in sostanza, il concetto di riproduzione sessuata. La scifomedusa femmina libera in acqua le sue uova, mentre il maschio libera lo sperma. Quando uova e sperma si uniscono, ecco che avviene la fecondazione e nell’uovo comincia a svilupparsi la nuova vita. Le nuove larve nasceranno quindi libere in acqua.

    Nelle idromeduse, invece, accade una situazione diversa: l’uovo fecondato va a impiantarsi sul fondale. Da questo momento in poi, si sviluppa un secondo processo riproduttivo che non è quello sessuato per fecondazione, ma bensì asessuato: avviene cioè per moltiplicazione. E’ così che si riproducono, in effetti, le forme viventi più antiche e più semplici, quelle che come sappiamo, sono comparse sul nostro pianeta proprio a partire dall’acqua. La moltiplicazione delle meduse idroidi, o idromeduse, è rappresentata nell’illustrazione sottostante, tratta dall’Enciclopedia degli Oceani di Jacques Cousteau. Questo curioso fenomeno di ancoraggio e riproduzione sul fondo, prende il nome di strobilazione.

    Il processo di strobilazione

    L’uovo fecondato di una medusa idroide, o anche di una scifomedusa, si deposita sul fondo, dove si stabilisce e comincia una progressiva trasformazione in un polipo, del tutto simile ai polipi del corallo. La somiglianza con i polipi corallini è straordinaria, una testimonianza di quanto questa creatura abbia radici antiche. L’unica differenza è che i polipi corallini espellono uova o cellule spermatiche, mentre dalla sommità discoidale dei polipi di medusa si staccano meduse già formate, larve che prendono il nome di efire, le quali si distaccano assumendo la forma di una stella appiattita dalle appendici mobili. Ma questo è solo lo stadio giovanile. Una medusa diventa adulta quando maturano le ghiandole sessuali. Solo allora il cappello assumerà la forma semisferica, tipica della medusa così come noi la conosciamo. (Marina.celta)

    Un'efira di medusa

     

    Regno: Animali

    Sottoregno: Eumetazoi (Metazoi di livello superiore, evoluti sia a livello di tessuti, sia a livello di organi)

    Phylum: Cnidari (dal greco knide, ortica. Sono quindi urticanti)

    Classe: Scifozoi (sta per gelatinosi; gli idrozoi, al contrario, sono prevalentemente fatti di acqua)

    Ordine: Semeostomee (con le braccia a prolungamento della bocca)

    Famiglia: Ulmaridi

    Genere: Aurelia

    Specie: Aurelia aurita

     

    July 15

    Spot pubblicitari di cattivo gusto

    Pensieri soggettivi (di Marina.celta)

    Chiedo scusa a quanti apprezzano il mio interesse per gli oceani, se di tanto in tanto la mia testa “esce dall’acqua” e viene a sbirciare cosa accade sul mondo. A volte vorrei essere uno di quegli animali che tanto mi piacciono per non dover vedere lo schifo che facciamo dall’orizzonte in su, ma per esserlo mi sarebbe toccato finire mangiata da qualche squalo, perciò tra i due mali mi sono concessa di rimanere qui, creandomi una piccola sezione di sfogo personale su questo blog. Ancora una volta, perdonatemi.

    Ho visto la nuova pubblicità di un gestore telefonico, in cui una bella fanciulla fa una serie di telefonate a tanti giovanotti, dicendo a ognuno che “diventerà padre”. Ora, oltre al presupposto grottesco, denigrante e mendace di una donna che “l’ha data” in giro a tutti (scusate l’espressione), mi ha dato anche più fastidio l’idea di presunta stupidità, attribuita a quei pochi, veri uomini rimasti, che ancora corrispondono ai desideri di noi donne. Uomini dagli “attributi” indiscutibili in senso metaforico, che non si tirano indietro di fronte alle responsabilità e hanno ancora sufficiente cervello da venir fuori dagli standard mentali e capire che, tutto sommato, non è poi così terribile dare una continuità a sé stessi. E se nella tv c’è molto di quello che siamo, in uno spot imbecille c’è moltissimo della nostra imbecillità. Purtroppo. Devo dire però che ho visto di peggio davvero. Un bel po’ di anni fa, forse qualcuno se lo ricorda, andava in onda uno spot di chewing-gum. C’era una donna attorno a una piscina, che accompagnava un ragazzo in carrozzella. La donna mette in bocca un chewing-gum e nel gustarselo non si accorge che il freno della carrozzella scatta e quel ragazzo va a finire dritto in piscina. Roba da pazzi! Certi ideatori usano la dignità… al posto della carta igienica (espressione che in genere uso in modo più diretto e colorito). Da quel momento ho giurato di non comprare mai un chewing-gum con quel nome, nemmeno per un attacco di alitosi improvviso nel bel mezzo di un supermercato.

    Vorrei dire però, che è in mezzo al fango che si trova l’oro. Se per caso, distrattamente, sentiste una musica un po’ ancestrale venir fuori dal vostro televisore, ricordate che esistono ancora spot di alto valore artistico e che quella musica potrebbe essere la nuova pubblicità di un frigorifero, uno dei pochi dieci e lode, un capolavoro… come dire? Spaziale. (Marina.celta)

    Divider Images

    July 12

    Guida completa ai pesci tropicali d'acqua marina (di Tristan Lougher)

    I miei manuali di biologia marina e oceanografia

    Image Hosted by ImageShack.us


     

    GENERE: Fai da te 

    LETTURA: da consultazione

    TITOLO: Guida completa ai pesci tropicali d' acqua marina

    DESCRIZIONE: caratteristiche ed esigenze delle pecie e delle varietà per il vostro acquario

    AUTORE: Tristan Lougher

    EDITORE: De Vecchi (2007)

    RILEGATURA: Paperback illustrato

    DIMENSIONI: cm 16X18, pgg 208

    ISBN: 9788841203606

    REPERIBILITA’: Acquistabile in tutte le librerie on-line. Prezzo al pubblico: euro 18,00.

    Questo volumetto tascabile è ottimo per gli acquariofili, anche se io decisamente non lo sono. Per realizzare un acquario in casa propria, dove i pesci possano vivere adeguatamente, bisognerebbe ricreare il loro habitat in maniera molto scrupolosa, fornendo loro non solo acqua alla giusta temperatura e alla giusta salinità, ma anche rocce vere, alghe, invertebrati e quant’altro occorra a non far loro avvertire il peso della cattività. Io mi sento ambientalista e non accetto con facilità l’idea di dover sottrarre elementi alla natura, perciò per una come me avere un acquario significherebbe per forza dover scegliere tra le due cose: o sottrarre ulteriori elementi a questo ecosistema delicato che sono i nostri mari, oppure imporre questa mancanza alle povere creature che imprigionerei in un acquario. Ne vale la pena? Credo di no, ma questo è il mio punto di vista personale.

    Meglio sarebbe per gli acquariofili, scegliere di seguire qualche buon consiglio in merito; questo libro, in effetti, suggerisce cosa fornire ai vostri pesci per farli vivere al meglio in cattività. Si compone di sezioni che corrispondono ad alcune categorie di pesci tropicali, quindi pesci angelo, pesci farfalla, pesci damigella, pesci chirurgo, serranidi, pesci balestra, labridi e molti altri. Per ognuno di questi gruppi, compaiono diverse specie. In ogni pagina compare una scheda dedicata a ognuna di queste specie, dove trovare suggerimenti sulla cura di queste piccole creature, ma anche cenni sulle loro abitudini biologiche e sui loro comportamenti. Anche se non ho un acquario, a me è servito molto per individuare il nome scientifico di tutte queste specie e capire in che modo ciascuna si differenza dalle altre. Grazie a questo libro ho potuto individuare tutte le specie di pesci pagliaccio di cui ho parlato una volta nel mio articolo; ricordate? Non è solo una, la specie di pesce pagliaccio; grazie a questo libro ho potuto individuarne una buona dozzina. E’ un volume pratico e molto ricco; sono orgogliosa di averlo nella mia preziosa collezione. (Marina.celta)

     

    July 09

    Nudibranchi del Mediterraneo (di Egidio Trainito)

    I miei manuali di biologia marina e oceanografia


    Le lumache sulla terraferma escono dopo la pioggia e hanno colori che vanno dal grigio, al marrone, al verde, per mimetizzarsi col terreno. Non è così sul fondo dei nostri mari, dove questi molluschi mettono fuori tutto un tripudio di colori. Il motivo di questa briosità cromatica, però, è un monito laconico e intimidatorio ai predatori: “attento; siamo velenosi!”. La lettura di questo piccolo manuale consiste più che altro in un’osservazione fotografica. Ad ogni foto è abbinata una didascalia col nome scientifico e i segni distintivi del nudibranco corrispondente. In fondo al libro compare un piccolo glossario molto utile durate l’osservazione. Tutta l’esperienza di Egidio Trainito come fotografo subacqueo, grazie a quest’opera viene decisamente fuori. (Marina.celta)

    GENERE: Subacquea

    LETTURA: da consultazione

    TITOLO: Nudibranchi del Mediterraneo

    AUTORE: Egidio Trainito

    EDITORE: Il Castello (2005)

    RILEGATURA: Brossura, fotografico

    DIMENSIONI: cm 17,5X23, pgg 96

    ISBN: 888039438X

    REPERIBILITA’: Acquistabile in tutte le librerie on-line. Prezzo al pubblico: euro 19,00.

     

    July 08

    Buick 8 (di Stephen King)

    Libri che ho letto

    “…dimmi di mio padre, perché devo riuscire ad accettare la sua morte. E’ ovvio che devo farlo, poiché vedo la sua vita nel mio volto e il suo fantasma nei miei occhi ogni volta che mi specchio per radermi. Dimmi ogni cosa… ma non dirmi che non c’è risposta. Non ci provare neanche. Lo rifiuto. Lo nego.”

    Mi spiace, ragazzo. Non si può andare così a fondo nelle cose, quando arrivano da un altro universo e noi cerchiamo di spiegarle con la logica del nostro mondo. Bisogna accettarle anche senza un perché. Cosa avrebbero dovuto fare, allora, i poliziotti della quadra D contro il male assoluto parcheggiato nel loro capannone con le sembianze di un’automobile? Niente. Semplicemente mettere da parte tanta sfrontatezza. Perché quando non conosci qualcosa, quel qualcosa potrebbe essere un nemico e allora allontanatene; lascia che la sua pericolosità si spenga da sola. Arriverà, dopo tante sciagure, la quiete definitiva. Arriverà quel lieto fine, quel “prima o poi”.

    Sul fronte della copertina la versione diabolica di un’automobile della polizia venuta dal nulla; sul retro la sua versione buona, innocua, consueta. L’ambientazione è un po’ statica, gli eventi appena un po’ ripetitivi, ma non si smentisce il genio eccellente di Stephen King nell’introspezione umana. Favolosa, inimmaginabile. Come sempre. E come sempre, tanti avvenimenti conditi con la stessa pungente, sfrontata, talvolta truculenta irriverenza. (Marina.celta)

     

    July 07

    I miei manuali di biologia marina e oceanografia

    I miei manuali - oceani e terre polari

    Ho scelto di aprire una nuova categoria di discussioni dedicata a tutti i manuali sull’oceano e sulle terre polari che sono in mio possesso. Attualmente vanto una buona quarantina di questi pezzi eccezionali, sono una collezionista maniacale. Alcuni li consulto quando ne ho bisogno, altri invece li leggo pagina per pagina come fossero un lungo romanzo. E poco importa se ci metto tanto tempo, se la lettura è più impegnativa e richiede una concentrazione maggiore. Poco importa se è difficile portarli in viaggio o tenerli in mano troppo a lungo per quanto pesano. Sono letture che ti danno qualcosa che ti resta, qualcosa che serva davvero. Cercherò di recensirli, ma anche di diffondere notizie tecniche sulla tipologia dei volumi, sulla grafica e sulla reperibilità. C’è un solo dato che vale per tutti quanti: sono bellissimi!!!

    N.B.:Le recensioni non sono ancora disponibili per tutti i manuali. Cliccando sulla copertina interessata si aprirà la recensione, se disponibile.

     

    L'Enciclopedia degli oceani di Jacques Cousteau:

     Un'oasi nello spazio L'atto della vita La ricerca del cibo Vetrina sotto le onde L'arte del movimento Attacco e difesa I messaggi invisibili Istinto e intelligenza I faraoni del mare I mammiferi marini Le regioni del mare L'uomo ritorna nel mare L'avventura della vita L'oceano e l'atmosfera Le calotte bianche

     

    Guida alle immersioni:

      Polinesia francese Papua Nuova Guinea Mari del Nord Europa Isole Cayman Hurghada Grande barriera australiana Florida Keys Corsica

     

    Tutti gli altri manuali:

     OCEANI. La geologia, il clima, gli ecosistemi e la vita del mondo sommerso Il pianeta blu Abissi I segreti del mare Gli animali e il loro ambiente (Mari e oceani) Nudibranchi del Mediterraneo SQUALI gli dei del mare  I pinguini e gli animali del Polo Sud Animali dell'oceano Balene e delfini Squali e razze La gran barriera corallina Il libro degli invertebrati L'ACQUA - il volto azzurro del nostro pianeta Emergenza oceani Guida ai pesci tropicali d'acqua marina Il mare Il mare ANIMALI domande e risposte Domande e risposte sugli animali del mare

    July 01

    Lo squalo martello

    Gli squali

     

    Gli sfìrnidi, meglio conosciuti come squali martello, sono i più recenti in fatto di evoluzione. Se il primo squalo fece la sua comparsa 400 milioni di anni fa, il primo squalo martello comparve sulla Terra soltanto 25 milioni di anni fa. Una categoria giovane, ma soprattutto evoluta come stiamo per vedere. Raggruppa una dozzina di specie, di cui ho citato le più comuni nell’illustrazione in fondo. Attualmente sono molto diffusi nel Nordatlantico e nell’ Indopacifico, ma si trovano specie di medie dimensioni anche nel nostro Mediterraneo.

    UNA STRANA TESTA ESPANSA

    Per quanto siano simili agli altri squali in termini di struttura corporea, gli squali martello presentano una testa davvero singolare, frutto del loro vantaggio evolutivo. Si tratta di una testa dilatata che assomiglia alla superficie di un incudine. Gli occhi sono situati in corrispondenza delle due estremità laterali di questo poderoso prolungamento cranico. Sulle cause di tale adattamento evolutivo sono state fatte alcune ipotesi: forse un testa più grande è più utile a spaventare i predatori; forse quella sua forma identica alle ali di un aereo, aiuta lo squalo martello a raggiungere la superficie, visto che gli squali, essendo privi di vescica natatoria, sono quasi impossibilitati a galleggiare. Esiste però una terza ipotesi ancor più accreditata: questa testa espansa ha in pratica ampliato anche la superficie cosparsa di ricettori elettrici. Più la testa è espansa, maggiori sono gli organi predisposti agli impulsi elettrici. Tutto ciò vuol dire anche maggiore capacità di cacciare prede. Dalla forma della testa è dipesa anche la sua facoltà visiva: mentre l’uomo percepisce due immagini che si accavallano nel fuoco di una sola, lo squalo martello, con gli occhi distanti tra loro più di mezzo metro, potrebbe percepire due immagini distinte laterali e un orizzonte centrale più ampio (quello che in altre occasioni ho chiamato “effetto grandangolare”). L’unico inconveniente che presenta la testa di uno squalo martello è che si rivela più facilmente esposta e attaccabile, nelle lotte con altri predatori o avversari.


    AGILI E FAMELICI PREDATORI

    Gli sfirnidi si nutrono di pesci, cefalopodi, gamberetti. Lo Spyrna blochii ha una predilezione particolare per i granchi. La specie di dimensioni più grandi, lo Sphyrna mokarran, va a caccia anche di prede più grosse rispetto agli altri sfirnidi. Alcune prede sono proprio le razze, abilissime a nascondersi sotto il fondale, camuffandosi tra la sabbia. La testa dello Sphyrna mokarran, con le sue dimensioni maggiori e i suoi recettori amplificati, è in grado di percepire le razze ben nascoste sotto la sabbia e con la sua testa, è in grado di scavare come una pala e scovarle. Per cacciare, lo Sphyrna mokarran può raggiungere gli 80 m di profondità.

    UNA GRAVIDANZA SIMILE ALLA NOSTRA

    Lo squalo martello è maturo per l’accoppiamento in primavera, quando ha raggiunto il metro di lunghezza per le specie più piccole e i tre metri per gli esemplari di dimensioni maggiori. L’accoppiamento tra squali, come già ho spiegato nel mio intervento sullo squalo bianco, è violento, fatto di morsi e segnali aggressivi per assoggettare le femmine più facilmente. La gravidanza di una femmina di squalo martello dura un anno o poco più, al termine della quale vedranno la luce da 6 nuovi nati per le specie più piccole, a quasi una quarantina per le più grosse.

    Gli sfirnidi e tutti i carcarinidi (ad eccezione dello squalo tigre), sono organismi vivipari. Vuol dire che l’embrione si sviluppa all’interno dell’utero materno in modo sorprendentemente analogo a quello di noi mammiferi. Le femmine di squali ovovivipari, invece, custodiscono nel ventre materno sia gli embrioni, sia le uova che li contengono. Nel grafico sotto vediamo due esempi di gravidanza negli squali.

    Nel primo caso, osserviamo una gravidanza di specie ovovivipara. Il piccolo si trova nell’uovo e l’uovo è custodito nell’utero materno. All’interno dell’uovo, il piccolo embrione trae nutrimento dal sacco vitellino a cui è attaccato. Al momento del parto, l’uovo si rompe nel ventre materno e il piccolo viene direttamente alla luce. Nel secondo caso, osserviamo una gravidanza di squalo viviparo, come appunto lo squalo martello. All’interno del ventre materno non ci sono le uova, ma l’embrione è avvolto direttamente nel sacco vitellino, da cui trae nutrimento tramite il cordone ombelicale. Se le sostanze nutritive del sacco vitellino si esauriscono prima del parto, è la madre a reintegrarle: il sacco vitellino comunica infatti con i suoi vasi sanguigni e da essi trae le sostanze di scorta.

    Gli squali non accudiscono i loro piccoli dopo la nascita; essi sono da subito autonomi, abili nuotatori feroci predatori.

     

    PERICOLOSITA’ E RAPPORTO CON L’UOMO

    La pericolosità dello squalo martello varia da una specie all’altra ed è per lo più connessa alle sue dimensioni. Si va infatti dalle specie più piccole ed innocue (Sphyrna blochii e Sphyrna tiburo, 1m), a specie di medie dimensioni, potenzialmente pericolose, ma non aggressive (Sphyrna zygaena, Sphyrna lewinii, Sphyrna media, da 2,5 a 4 m), fino alla specie più grande in assoluto, dichiaratamente pericolosa, con manifestazioni di aggressività e attacchi registrati: il grande Sphyrna mokarran, comunemente chiamato “squalo martello maggiore” (da 3,5 fino a 6 m).

    Le culture hanno divinizzato lo squalo martello, trasformando il consueto timore in una forma reverenziale. Nella prima foto, quella in alto, abbiamo visto uno squalo martello fare bella mostra di sè su un francobollo del Vietnam. In Nuova Zelanda esiste una divinità chiamata Mangopare, con sembianze di squalo martello, considerata un portafortuna. Nelle isole del Pacifico esistono leggende in cui si racconta che gli squali martello siano la reincarnazione dei morti. Pare che questa credenza abbia anche un’origine: quando si radunano in gruppi di migliaia, con quel loro nuoto flessuoso e le oscillazioni laterali del capo, assomigliano a tante anime tutte insieme che vagano nelle profondità ovattate dell’oceano. Lo squalo martello non è purtroppo esente da opere di sfruttamento. Pare che se ne ricavi un olio e che le popolazioni dell’Africa orientale lo usino per cospargere le chiglie delle nuove imbarcazioni appena costruite. In effetti questo intervento non ha assolutamente nulla di utile o proficuo; si tratta solamente di una manovra propiziatoria, frutto della stolta fantasia umana. Ancora un esempio di scellerato protagonismo dell’uomo sulla natura. (Marina.celta)

    Per le due illustrazioni sulla gravidanza e le specie di squalo martello, ho preso spunto da un bellissimo manuale che si chiama "Squali" (gli dei del mare) di Gaetano Cafiero e Maddalena Jahoda - edito da: White Star

    Regno: Animali

    Phylum: Cordati

    Classe: Condroitti

    Sottoclasse: Elasmobranchi

    Ordine: Carcariniformi

    Famiglia: Sfirnidi

    Genere: Sphyrna / Eusphyrna

    Specie: (illustrazione sopra)