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September 25 Le spugne
Le spugne sono organismi sessili; vuol dire che vivono senza la possibilità di spostarsi, perfettamente ancorate a un supporto rigido come la roccia, il fondale, talvolta persino il guscio di un altro organismo. Ma cos’è, in fondo, una spugna? E’ una pianta o un animale? La spugna di mare è un animale e lo è per due motivi: il primo è che si nutre di cibo e deve quindi procurarselo; il secondo motivo è che la spugna è un organismo pluricellulare. Animali sono infatti tutte quelle creature pluricellulari che non sono capaci di fabbricarsi il cibo da sole e per nutrirsi, devono procurarselo dall’ambiente. Le piante, al contrario, sono capaci di fabbricarsi da sole gli zuccheri e i composti che costituiscono il loro nutrimento; tutto quello che occorre loro, sono la luce del sole e un terreno fertile. Com’è fatta una spugna? E’ dura o è morbida? Può essere sia l’una che l’altra. In genere le spugne sono dure, perché si trovano nei pressi delle coste, dove vanno a infrangersi le onde; se fossero morbide, le onde le spezzerebbero. La loro durezza è dovuta alla presenza di due sostanze: il diossido di silicio e il carbonato di calcio, che sono sostanze dure, le stesse che compongono il guscio di una tartaruga o il carapace de granchi. Ma esistono anche spugne morbide, situate in zone più protette, dove la corrente è più debole e non rischia di spezzarle. Ne è un esempio la Spugna officinalis adriatica, quella che l’uomo ha trasformato in una spugna da bagno, sottraendola al suo habitat in modo devastante. Per fortuna esistono in commercio le spugne artificiali, dotate di un tessuto ugualmente elastico. Le spugne marine morbide, lo sono grazie a un morbido collagene detto spongina. Grazie ad esso, la spugna può contrarsi e a una successiva decontrazione, risucchiare l’acqua con tutti i suoi nutrienti. La spugna è un animale, quindi per nutrirsi, deve mangiare. Come lo fa? Lo capiremo guardando com’è fatta. Le spugne non sono tutte uguali: ci sono spugne tozze come sfere grossolane, ma anche spugne fatte di lunghe e slanciate strutture tubolari. I tubi e i pori sono caratteristiche presenti in tutte le spugne, qualunque sia la loro forma. Quando i tubi sono lunghi ed evidenti, i pori sono disposti lungo il loro fusto, mentre nelle spugne tozze, il tessuto è cosparso di pori, mentre i tubi sono appena in rilievo. Qualunque sia la loro struttura, le spugne si nutrono tutte allo stesso modo: catturano l’acqua attraverso i pori e ne trattengono le sostanze nutritive, mentre delle piccole ciglia situate all’interno dei tubi, espellono l’acqua filtrata lungo il tubo e la immettono nuovamente in mare. Poiché le spugne sono organismi fissi e immobili, molti pesci, granchi, vermi e gamberetti ne hanno fatto la loro casa. Tuttavia, la loro convivenza con questi particolari invertebrati, si rivela spesso compromessa e difficile, a causa delle sostanze nocive e velenose che le spugne secernono per difendersi dai predatori, per lo più i nudibranchi.
Come nasce una spugna? In alcune, le uova si schiudono nel corpo materno e liberano le larve cigliate, che in una fase successiva andranno a stabilirsi sul fondo. Ma altre spugne si comportano come i coralli, emettendo direttamente nell’acqua uova e sperma. Le uova hanno forma granulare, mentre lo sperma assomiglia a una densa nube che si sprigiona nell’acqua. (Marina.celta)
Dominio: Eucarioti Regno: Animali Phylum: Poriferi (detti Spugne) Classe: per lo più Demosponge Generi: Hslichondria, Spongia, Kallypilidion, etc. Specie: Halichondria panicea, Spongia offcinalis adriatica, Kallypilidion fascigera, etc… September 13 L'albero genealogico delle razzeIl nome scientifico di un animale è composto da due parole; la prima indica il genere, la seconda la specie. Più specie di animali che hanno in comune una o più caratteristiche fisiche, formano un genere. Ma come facciamo a capire a che famiglia appartiene una razza? Niente di complicato; basta osservarla! Se questo non è possibile dal vivo, è sufficiente che abbiate davanti a voi la foto di una razza dall'alto o da tergo, in cui siano ben visibili la testa e la coda in tutta la sua lunghezza. Sarà anche interessante constatare, da questo piccolo esperimento, come si sono trasformate le famiglie via via più evolute, perchè ricordiamo che l'antenato di tutte loro era uno squalo. Primo passaggio: osserviamo il muso. La razza ha il muso allungato e seghettato, in modo da assomigliare alla lama rotante di una sega elettrica? Si tratta di un membro della famiglia dei Prìstidi, più comunemente conosciuti con il nome di "pesci sega". ![]() ******* Secondo passaggio: osserviamo la prima pinna dorsale. La pinna dorsale è la pinna che i pesci hanno sulla schiena. La prima è quella situata dalla parte della testa rispetto all'altra. Osserviamola. Si trova più vicina alle pinne pelviche di quanto lo sia alla punta della coda? Se sì, questa razza è anora molto simile al suo antenato squalo. Si tratta di un Rinobàtide.
******* Se in aggiunta a questo, possiede anche la capacità di produrre scariche elettriche, stiamo parlando di una Torpèdine. Anche lei discende dai Rinobatidi. ******* Terzo passaggio: osserviamo le pinne pelviche. Sono due, simmetriche e ben distinte? Se sì, questa razza, diversamente dalle precedenti, ha la pinna dorsale molto lontana dalle pinne pelviche, eppure anch'essa è simile a uno squalo per la presenza di due pinne pelviche separate e ben distinte, anche se piccole. Anche gli squali, infatti, le hanno. Questo animale rientra nella famiglia dei Rajdi. ******* Quarto passaggio: osserviamo la testa. Ormai il cerchio si stringe. Arrivati a questo punto, la nostra razza è una delle forme più evolute. Le sue pinne pelviche si sono riunite a formare un unico lobo, simile a un ventaglio, posto dietro le pinne pettorali (simili a due grandi ali) e nascosto sotto la lunga coda. Ma come si è evoluta la sua testa? Osserviamola. E' compresa e rientrante all'interno del corpo e quindi, del disco? Se sì, questa razza è un Dasiàtide. ******* Se invece, la testa sporge dal disco, terminando con una forma ovale che si restringe, oppure conica, stiamo parlando di un Miliobàtide. Dai Miliobatidi sono nate la razze più grandi della terra. Sono le mobule, meglio conosciute con il nome di "mante". (by Marina.celta) September 11 Sta calando il sipario sull'11 SettembreAll’ora di pranzo, stavo seguendo un servizio del TG5, che ricordava la tragedia dell’11 Settembre 2001, di cui oggi ricorre il settimo anniversario. Mi sono soffermata ad ascoltare e a osservare le immagini che mi passavano davanti, immagini ormai stampate con inchiostro indelebile, per quante volte le abbiamo viste e ci siamo soffermati a guardarle con gli occhi sbarrati e il terrore a fior di pelle: le immagini di quei due aerei che si schiantavano sulle due Twin Towers. Mentre osservavo, una giornalista ha ricordato che nello schianto dei due aerei contro quelle due torri, morirono più di duemila persone. Questi erano i dati del servizio andato in onda sul TG5. Ora, aspettate un momento e provate a riflettere. Vi siete accorti che manca qualcosa? Gli aerei che si schiantarono quel giorno di sette anni fa, non erano due; erano QUATTRO. Il terzo aereo si schiantò sul Pentagono, dove pure c’erano anime al lavoro, nei loro uffici, impiegati alle scrivanie, sorveglianti e addetti agli interventi di manutenzione quotidiana. Sono morti anche loro. E che dire del quarto aereo, quello con a bordo un grande eroe sotto l’uniforme di un pilota, il quale pur di scongiurare ulteriori vittime, portò deliberatamente il suo velivolo a sfracellarsi sul suolo di Pittsburg? Non lo ha ricordato nessuno. In quel frattempo il mio bambino, che oggi ha nove anni e allora era molto piccolo, mi si è avvicinato dicendo di sapere anche lui che oggi è un giorno da ricordare e mi ha chiesto di rammentargli un po’ meglio cosa era successo. Allora, ben contenta che avesse preferito chiederlo a me, anziché accontentarsi del tg, gli ho raccontato che quel giorno quattro aerei si schiantarono in America, gli ho raccontato del Pentagono e di un altro aereo con un pilota molto, molto coraggioso. E infine gli ho detto che quel giorno ha provocato la morte di 8800 persone. (Non duemila, come detto dal tg5!). Ogni tanto, pur memore dei miei difetti, riconosco a me stessa che alcune cose una mamma le sa fare con un po’ più di saggezza, rispetto a queste televisioni impegnate a fare audience e soldi. Non ci sono state riprese amatoriali che abbiano fatto circolare lo schianto al Pentagono, quel giorno. E tanti operatori e direttori giornalistici, devono aver dimenticato i dialoghi struggenti dei passeggeri spazzati via sul suolo di Pittsburg, durante la loro ultima telefonata ai parenti a casa. Sono stati dimenticati tutti, perché non hanno prodotto delle riprese televisive degne dei migliori film catastrofici. Una condotta giornalistica veramente ignobile. Con il loro intervento televisivo, i giornalisti hanno impedito che noi dimenticassimo, ma pure in un così nobile intento, sono caduti proprio loro in questo clamoroso errore che stavano cercando di evitarci. September 02 Il pianeta blu
La storia naturale degli oceani non si apre con “c’era una volta”, non ha inizio, né fine; soltanto un continuo divenire che si estende alle varie circoscrizioni di oceani: la costa, i mari temperati, quelli tropicali, glaciali, l’oceano aperto e l’abisso. La storia naturale prende corpo nello spazio, non nel tempo. Tante forme di vita esistono nello stesso momento, ma in diverse parti del pianeta: mentre un uccello acquatico nidifica sulle coste, un pesce abissale va migrando affannosamente nella colonna d’acqua buia alla ricerca di cibo. Non una catena di eventi, ma una catena di forme viventi diverse che vivono quello stesso momento in posti diversi. Lasciatevi incantare dalla lettura di questo interessante manuale scientifico con le sue foto e illustrazioni dalla grafica brillante. Da leggere una pagina dopo l’altra. Questo manuale è la fonte che ha ispirato la serie televisiva omonima e il film documentario “Profondo Blu”. (Marina.celta) GENERE: Scientifico - LETTURA: progressiva; pagina per pagina - TITOLO: Il pianeta blu - SOTTOTITOLO: storia naturale degli oceani - AUTORI: Andrei Byatt, Alastair Fothergill, Martha Holmes - EDITORE: Rizzoli libri illustrati (2002) - RILEGATURA: Copertina rigida - DIMENSIONI: cm 25,5X29, pgg 384 - ISBN: 8874230400 - REPERIBILITA’: disponibile presso i negozi online al prezzo di euro 47,00 |
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